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Filippo Caleri f.caleri@iltempo.it Meno 50%. A volte i ...

Una caduta verticale di valore che ha colpito le tasche di tutti gli investitori. Sia gli speculatori sia i cassettisti. A guardare gli indici non c'è molto da dire. La speranza, l'unica, è che dopo un crollo vertiginoso il 2009 possa essere l'anno della ripresa. Per contare i danni basta scorrere gli indici. Da inizio anno il Mib, il riferimento storico della Borsa Italiana, ha perso il 48,7%. Ha lasciato sul terreno il 48,5% il Mibtel mentre l'indice S&P/Mib (che contiene i titoli a più alta capitalizzazione) ha bruciato, nel 2008, il 49,5% del suo valore. Risultati che pongono Milano tra le peggiori del mondo. Hanno fatto peggio solo Amsterdam (-52%) e Shanghai (-65%). Il bilancio in nero vale però per tutti i risparmiatori europei. Dai listini del Vecchio Continente sono scomparsi circa 4 mila miliardi di euro, una somma pari a quasi tre volte il Pil dell'Italia nel 2007. Questo il valore sulla base del crollo del 46% registrato dall'indice panaeuropeo Dj Stoxx 600.
Tornando a Milano ad aggiudicarsi la maglia nera 2008 dell'S&PMib è stata la Seat Pg. Il titolo del gruppo attivo nel mercato pubblicitario ha ceduto nel corso dell'anno il 78,4%. Seconda classificata Fiat, che ha lasciato sul terreno il 73,8%, passando da 17,49 euro di fine 2007 a 4,58 euro. Al terzo posto Unicredit, con uno scivolone del 69,5%, da 5,65 a 1,72 euro. Quest'ultimo, poi, stato il titolo più scambiato nel 2008 con volumi per 163,2 miliardi di euro e 5,4 milioni di contratti. Seguono Fiat con 4,6 milioni di contratti, Eni con 4 milioni di contratti, Intesa SanPaolo (3,1 milioni) ed Enel (2,7 milioni). Nell'indice di riferimento S&P/mib, nessun segno positivo. Il migliore è stato Snam Rete Gas (-8,5%).
Nella fuga dalle azioni, a Piazza Affari è stato registrato un boom per le obbligazioni e i titoli di Stato, con scambi sul Mot in crescita del 18,2%. Forte è stata la volatilità soprattutto a ottobre. Il clima incerto non ha favorito le quotazioni, con solo sette matricole di piccole e medie dimensioni a esordire. Mentre in 21 offerte pubbliche di acquisto (Opa) sono stati restituiti agli azionisti 3,8 miliardi di euro.

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