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Auto, anche Toyota in crisi

La  prima perdita operativa della Toyota dipende dal calo delle vendite e dal rafforzamento dello yen. Ad annunciarlo la stampa giapponese secondo cui Toyota sarebbe pronta a tagliare le sue stime di utile per l'esercizio in corso che terminerà il 31 marzo. Il colosso giapponese dell'auto ha registrato la sua ultima perdita a livello di casa madre, quindi escluse le controllate, nel suo primo anno di vita, nel 1937-1938. La casa automobilistica ha chiuso il primo semestre con un utile di 140 miliardi di yen, pari a 1,6 miliardi di dollari. Secondo il quotidiano finanziario Nikkei la perdita potrebbe essere registrata anche a livello di controllate.

La recessione mette in ginocchio l'industria automobilistica mondiale. Il mercato dell'auto spagnolo cede il 39% in novembre, mentre quello giapponese si prepara a vivere un 2009 da incubo con vendite inferiori ai 5 milioni di unità, ai minimi dal 1978. La brusca frenata delle vendite costringe i maggiori costruttori a tagliare la produzione: General Motors, Ford, Honda e Toyota lo hanno già fatto, Chrysler ha reso noto che a causa della stretta del credito è costretta a chiudere tutti e 30 i propri impianti per un almeno mese a partire dal 19 dicembre prossimo.
Un annuncio shock che aumenta la pressione sulle autorità americane, impegnate a raggiungere un accordo per salvare Detroit. Una decisione «è vicina» ha ammesso la portavoce alla Casa Bianca, Dana Perino, sottolineando che la «gamma di ipotesi» alla quale si sta lavorando comprende anche la bancarotta assistita. «Non ho ancora deciso» ha spiegato il presidente americano George W. Bush che, ribadendo la propria netta contrarietà a una bancarotta disordinata dei costruttori, ha precisato di «una specie di obbligo nei confronti del suo successore: non voglio lasciargli una catastrofe maggiore».

Gm e Chrysler sono alla ricerca disperata di fondi per sopravvivere al 2008: le due case hanno bisogno di 14 miliardi di dollari entro l'anno. L'amministrazione americana sta lavorando a un accordo, dopo la bocciatura in Senato della precedente intesa. Le risorse da versare alle case automobilistiche dovrebbero essere reperite dal Tarp, il piano salva-finanza da 700 miliardi di dollari. A seconda di quanto si deciderà di stanziare a favore di Detroit (dai 10 ai 40 miliardi di dollari, secondo le indiscrezioni), si potrebbe rendere necessario lo sblocco della seconda tranche del Tarp, visto che la prima è stata quasi interamente utilizzata e soli 15 miliardi resterebbero a disposizione. Le autorità - come ha più volte ribadito Bush negli ultimi giorni - sono intenzionate a evitare una «bancarotta disordinata» che avrebbe conseguenze pesanti su un'economia già in grave recessione. «Vogliamo però assicurare - ha sottolineato ancora una volta oggi Bush - che i soldi dei contribuenti non siano spesi a fondo perduto».

Con il passare delle ore, però, la situazione di Detroit di aggrava. Chrysler ha annunciato lo stop dei suoi stabilimenti per almeno un mese, così da bilanciare la domanda con la produzione e le scorte. La drastica misura si è resa necessaria in seguito - ha spiegato Chrysler - alla stretta del credito che rende sempre più difficile per i consumatori accedere a finanziamenti per l'acquisto di auto. Nelle ultime ore sono riemerse indiscrezioni, immediatamente smentite, sulla riapertura delle trattative fra Gm e Chrysler per una fusione.
Gm ha precisato che non c'è nulla di vero al riguardo. Ma è, più in generale, tutta l'industria automobilistica mondiale a soffrire della crisi in atto. Secondo le stime dell'associazione dei costruttori giapponesi (Jama), le vendite di autoveicoli nuovi in Sol Levante nel 2009 dovrebbero scendere sotto quota 5 milioni, portandosi così al livello più basso dal 1978.

"Nel 2008 - dice un comunicato della Jama - le vendite di veicoli a quattro ruote, mini-modelli compresi, dovrebbero stabilirsi a 5,11 milioni di unità», con un calo del 4,5% rispetto al 2007, che era già stato uno degli anni peggiori da più di tre decenni. Per quanto riguarda il 2009, le vendite dovrebbero scendere a 4,86 milioni di esemplari (-4,9%) a causa anche del «mercato del lavoro deteriorato» e quindi della «minore propensione alla spesa da parte dei consumatori".

 

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