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«Più clienti con la crisi»


Che ruolo possono svolgere oggi, con la recessione, le BCC per il territorio?
«Le Banche di Credito Cooperativo non si sono mai fatte incantare dalle sirene della finanza fine a se stessa. Le nostre sono banche locali nel vero senso della parola, strettamente inserite nei territori dove operano ed espressione dei territori stessi. Noi viviamo le nostre comunità, ci sentiamo parte di un tessuto sociale, fatto di relazioni e di fiducia. Siamo ben consapevoli che la nostra crescita è strettamente legata allo sviluppo, non solo economico, delle nostre comunità che sosteniamo e continueremo concretamente a sostenere. Questo è il nostro modo di essere, insito nella nostra missione aziendale, di imprese cooperative, mutualistiche e solidaristiche».
Quali sono i vostri numeri in termini di impieghi e raccolta sul territorio nel 2008?
«Le nostre 27 BCC a giugno di quest'anno avevano impieghi pari a 5,7 miliardi di euro, la raccolta diretta era di 8,4 miliardi e risorse amministrate complessivamente pari a 10,1 miliardi. Negli ultimi 5 anni la raccolta è aumentata del 59% e gli impieghi del 43%». A livello nazionale le Banche di Credito Cooperativo e le Casse Rurali operanti sul territorio nazionale sono 440, con oltre 4000 sportelli (circa il 12% degli sportelli bancari italiani). La raccolta diretta a giugno era di 127,9 miliardi di euro (con un incremento annuo del 9,7%). Gli impieghi raggiungevano i 111,3 miliardi di euro (con un incremento annuo del 12,3%). Gli impieghi erogati dalle BCC italiane rappresentano il 21,2% del totale dei crediti alle imprese artigiane, il 15,9% del totale dei crediti alle altre "imprese minori", il 16,1% alle famiglie produttrici, il 9% alle famiglie consumatrici, il 10,4% del totale dei crediti a imprese e associazioni del Terzo Settore».
Avete sentito la crisi finanziaria? Avete ridotto le linee di credito alle pmi?
«Nonostante la crisi veramente profonda per portata, dimensioni e conseguenze, non abbiamo registrato un calo drastico dell'attività, anzi si sono avvicinati al Credito Cooperativo nuovi clienti attratti dal nostro modo di operare. Sarà perché abbiamo sempre puntato sulla tradizionale attività creditizia operando con semplicità e trasparenza. Inoltre abbiamo puntato su una consapevole politica di patrimonializzazione che ha reso nel tempo le nostre banche sempre più stabili e solide. Quanto alle linee di credito, non abbiamo attuato particolari restrizioni: rispetto allo scorso anno, a ottobre gli impieghi sono cresciuti di oltre l'8% contro il 4,7% registrato a livello di sistema bancario complessivo».
Siete banche di prossimità e ora siete un rifugio sicuro per molte imprese. Come vi guardano i grandi gruppi?
«Nei nostri confronti si respira un'aria diversa rispetto al recente passato. Il nostro modo di fare banca con il suo rapporto diretto col territorio, con la vicinanza a soci e clienti, con l'attività imperniata sul tradizionale mestiere di raccolta e impiego locale delle risorse, viene sempre più spesso preso come riferimento. L'intervento del presidente dell'Abi Faissola all'assemblea annuale della Federcasse del 24 novembre scorso non ha fatto che confermare il nuovo atteggiamento nei confronti del Credito Cooperativo. Un nuovo interesse che fa seguito anche alla nomina come vicepresidente dell'Abi stessa di Alessandro Azzi, Presidente della Federcasse, nostra Associazione nazionale di categoria.
Che interventi pensate di mettere in campo per sostenere le imprese meno patrimonializzate?
«In questo campo da anni svolgiamo un ruolo di sensibilizzazione nei confronti delle imprese, nella consapevolezza che sia necessario un salto culturale nell'imprenditoria soprattutto di minore dimensione. Qualche anno fa abbiamo lanciato in collaborazione con un'organizzazione di categoria un'iniziativa per cofinanziare a condizioni agevolate la patrimonializzazione delle piccole cooperative. La risposta delle imprese è non è stata pari alle aspettative, segno che c'è molto da lavorare in questo campo. Va anche detto, d'altra parte, che i nostri sistemi di valutazione del merito creditizio, anche nel nuovo regime di Basilea 2, hanno margini di flessibilità che consentono di inquadrare le imprese derogando da rigide valutazioni parametriche, dando credito anche in base a valutazioni soggettive».
Cosa prevede per il prossimo futuro, in termini economici, per l'economia del vostro territorio?
«Indubbiamente il 2009 sarà un anno difficile. Confido però sulla tenuta complessiva dell'economia delle nostre tre regioni e del Lazio in particolare che pesa ormai per circa il 10% del Pil nazionale ed è connotato da una struttura prevalentemente terziaria e di servizi e che, per questo, può svolgere un ruolo anticiciclico. Va anche detto che, in generale, nell'ubriacatura finanziaria mondiale, l'Italia è stata uno dei Paesi più sobri. La nostra minore crescita negli ultimi anni rispetto ad altre nazioni è da imputarsi anche a questo. Il debito pubblico è molto alto e continua a costituire un forte freno a qualsiasi politica fiscale espansiva, ma le famiglie e le imprese sono complessivamente meno indebitate rispetto ai più importanti Paesi. Nel complesso il sistema italiano è più virtuoso di quanto generalmente si pensi e potremmo beneficiare di questa situazione rispetto a tanti altri Paesi che hanno avuto una crescita gonfiata dalla finanza o dalle bolle immobiliari».
Il modello della cooperazione bancaria è alternativa o complemento alle banche con forma di spa?
«Il Credito Cooperativo non è un'alternativa alle Banche spa. Nel mercato c'è bisogno sia di banche di grandi dimensioni sia di intermediari minori e di diversa forma giuridica come è giusto che sia in un mercato aperto e concorrenziale, dove l'utente finanziario può trovare una pluralità di risposte per le proprie esigenze. In questi termini la pluralità dei soggetti è una ricchezza e una garanzia di concorrenza e stabilità del sistema finanziario. Più che altro, la lezione che la crisi attuale suggerisce è quella di non perdere mai di vista le finalità del fare finanza. Non può esistere a lungo una «finanza per la finanza» che smarrisce il suo senso strumentale di «finanza per lo sviluppo». La cooperazione bancaria, mutualistica, che venne giudicata alle sue origini «un assurdo economico» e che a lungo è stata considerata come un outsider del mercato, rivela, in tutto questo, tutta la sua modernità».
Il governo sta dando denaro per capitalizzare le grandi banche. Cosa ne pensa? Se fosse possibile accedereste anche voi ai fondi stanziati dal governo?
«Sostenere le banche in difficoltà è un importante necessità per il ruolo stesso esercitato in un moderno sistema economico dall'impresa banca, un ruolo riconosciuto dai Governi di tutto il mondo. Per quanto riguarda la possibilità di accedere a fondi stanziati dal governo, ritengo che le Banche di Credito Cooperativo non debbano restare escluse dal perimetro dei soggetti potenzialmente destinatari delle misure, anche per la salvaguardia di un principio di simmetria concorrenziale».
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