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Alitalia, cento voli cancellati

Alitalia, cento voli cancellati

Sciopero Alitalia

A definire «decisivi» i prossimi sette giorni, questa volta è Augusto Fantozzi, il commissario straordinario della Magliana che a stretto giro si pronuncerà sull'offerta da un miliardo di euro avanzata da Compagnia aerea italiana.

L'operazione non dovrebbe subire intoppi dal momento che proprio Fantozzi ha annunciato che le valutazioni degli asset della compagnia di bandiera compiute dagli advisor - Rotschild per Alitalia e Banca Leonardo per il governo - non si discostano da quanto mette sul piatto la società presieduta da Roberto Colaninno. Più preoccupante la situazione delle casse della Magliana, con un debito accumulato di 2,3 miliardi, compresi i 300 milioni di prestito ponte successivamente trasformati in capitale. È per questo che Anpac, UP, Anpav, Avia e Sdl imputano le cancellazioni dei voli di questi giorni non allo «sciopero bianco» di piloti e hostess ma alla politica aziendale di contenimento dei costi.

I voli più penalizzati dalle agitazioni dell'ultima settimana continuano ad essere quelli nazionali, soprattutto per quanto riguarda la tratta Roma-Milano, mentre oggi risulta soppresso solo un volo intercontinentale, l'AZ611 da New York. Per domani le soppressioni annunciate sono già a quota 45. Secondo l'azienda le cancellazioni derivano dalla protesta del «fronte del no» a Cai: ritardi e disagi, dunque, sarebbero il frutto dell'applicazione alla lettera del manuale operativo da parte di piloti e assistenti di volo, nonchè di un improvviso raddoppio delle assenze per malattia.

Gli autonomi, invece, sostengono che dietro lo stop dei voli ci sia la mano di Alitalia con il duplice obiettivo di ridurre i costi e spingere l'opinione pubblica contro il «fronte del no». Intanto l'Anpac, smentendo notizie di stampa, fa sapere che non è in corso alcuna trattativa con la cordata italiana riguardo le assunzioni della «nuova Alitalia». Di più, i sindacati confederali che hanno sottoscritto l'accordo del 31 ottobre con Cai, al termine di un tavolo tecnico presso il ministero del Lavoro, rendono noto che la società di Colaninno non potrà procedere in settimana alle annunciate chiamate nominative per chi salirà a bordo della nuova compagnia. Le assunzioni, infatti, potranno essere avviate solo dopo il 24 novembre, data di scadenza delle procedure per la messa in cassa integrazione dei 17.500 lavoratori della Magliana.

L'obiettivo di Cai, ma anche dell'esecutivo, è di rendere operativa la «nuova Alitalia» il primo dicembre col decollo del primo volo. La tabella di marcia è stata ribadita dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, che ha sottolineato come siamo ormai alla fase «terminale» della «vecchia Alitalia».


Dopo l'ok di Fantozzi, dunque, «si deve procedere a mettere in cassa integrazione perchè Cai non può assumere da Alitalia ma deve assumere dalla mobilità». Secondo il ministro «non c'è più spazio per i negoziati» e la società guidata da Colaninno deve essere messa in condizioni di operare «in tempi brevissimi perchè i disagi di questi giorni, imputabili a dei sindacati autonomi che non hanno ritenuto di individuare in Cai la soluzione dei problemi, non sono più accettabili».

Matteoli, sottolineando che la scelta del partner straniero non è una questione che riguarda l'esecutivo, ha ricordato che sono ancora in corsa Air France, Lufthansa e British Airways, anche se quest'ultima «ha mostrato un interesse più timido rispetto alle altre due». Quanto invece alla possibilità che Fantozzi non riesca a pagare i creditori e i 300 milioni di prestito ponte finiscano a carico dei contribuenti, il Ministro ha ricordato che restano ancora delle proprietà che possono essere vendute: «Alla luce di tutto questo - ha osservato Matteoli - capiremo quali sono le possibilità di incassare da parte dei creditori. Lo sapremo alla fine, Fantozzi sta lavorando molto bene».
 

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