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Ovunque si legge che la recessione è arrivata. L'indice ...

Riforme nel campo istituzionale ed economico sono ineludibili per competere adeguatamente sullo scenario internazionale. E non si può pensare di competere se non si dota il sistema-paese di una rete infrastrutturale al passo con il futuro. Qui c'è il primo cambio di mentalità da affrontare e realizzare: per infrastrutture non bisogna solo considerare quelle cosiddette «materiali» che consentono di far muovere persone e merci (porti, autostrade, aeroporti, ferrovie, piattaforme logistiche), ma bisogna riconoscere il ruolo sempre crescente che rivestono le infrastrutture tecnologiche, la banda larga in particolare. In questo campo delle soluzioni potrebbero trovarsi. Si potrebbe pensare a una sospensione del Patto di stabilità europeo per le spese in infrastrutture tecnologiche, magari accompagnato dalla vecchia ricetta keynesiana di investimenti pubblici in infrastrutture per rilanciare l'economia sembra essere ancora una volta la più indicata, soprattutto in infrastrutture tecnologiche. Uno studio del Governo giapponese, come ha fatto notare il presidente Agcom Corrado Calabrò nella sua ultima relazione al Parlamento, prevede che, a fronte di un investimento di 50 miliardi di dollari nel progetto di cablatura in fibra ottica dell'intero Paese, vi sia un incremento netto del Pil pari a circa 1.500 miliardi di dollari. Applicando la stessa strategia in Europa, l'accesso alla larghissima banda potrebbe produrre incremento annuo del prodotto interno lordo superiore all'1% all'anno per i prossimi venti anni. Seguendo gli stessi criteri di valutazione, può calcolarsi che in Italia la crescita del Pil legata allo sviluppo della larga banda possa arrivare all'1,5%-2%. E continuando a guardare alle «best practice» estere, emerge da uno studio del 2006 del Dipartimento Commercio degli Stati Uniti che le comunità in cui è presente la banda larga hanno avuto una crescita maggiore nella creazione di nuovi posti di lavoro. E una crescita più rapida in termini di business e di valore societario. La Federal Reserve americana stima che gli investimenti in tecnologia abbiano influito per due terzi nell'accelerazione della produttività negli Usa avuta dal 1995. Risulta dunque evidente come le reti di nuova generazione abbiano un effetto strategico e trainante per l'intero sistema economico nazionale. L'Italia è in ritardo non solo in termini di diffusione (ultima nel G7) ma anche in qualità delle connessioni broadband, essendo caratterizzata da velocità di connessione più basse che altrove: da noi solo il 27% degli utenti dichiara di avere connessioni con capacità di banda superiore a 4 Mbps, mentre negli Stati Uniti siamo al 41%, in Germania e nel Regno Unito si arriva al 46%, in Francia al 54% e in Giappone addirittura all'86%. Il punto non è quindi sul "se", ma sul "come" e sul "quando" realizzare le infrastrutture tecnologiche, ed è a questo che l'indagine conoscitiva sul futuro delle reti di telecomunicazioni appena terminata in Commissione Trasporti sta cercando di dare una risposta.
*Presidente della IX Commissione della Camera dei Deputati «Trasporti, Poste e Telecomunicazioni»

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