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I ministri Ue cercano un nuovo accordo per le quote latte

L'Italia in particolare attraverso il ministro Luca Zaia, chiederà un aumento della produziona assegnata a Bruxelles e la possibilità di sostenere i prezzi in caduta libera che non assicurano un reddito adeguato ai produttori. Anche per questo proprio loro in compagnia dei colleghi europei ieri hanno «assediato» in modo simbolico Lussemburgo e al grido «Produrre sì, per niente no» hanno chiesto ai 27 di proteggere il prezzo del latte alla stalla. La manifestazione era organizzata dall'European Milk Board che, in Italia, è rappresentato dall'Associazione dei produttori di latte della Pianura Padana. Sul fronte politico Zaia ribadirà la necessità di un aumento, e subito, di un milione di tonnellate della quota di latte nazionale partendo dalla constatazione che già da anni circola una quota di surplus strutturale pari a circa 650.000 tonnellate. L'Italia vuole poter anche assicurare un sostegno al prezzo e alla produzione nel settore, proprio nella prospettiva della fine delle quote. Zaia assicurerà anche alla commissaria europea all'agricoltura Mariann Fischer Boel che non ci saranno sanatorie, ma in coincidenza con l'accordo a livello europeo - forse giàil 19 novembre - presenterà un decreto su tutte le problematiche relative al sistema delle quote in Italia.
Il gruppo ad alto livello Ue che porta avanti le trattative tecniche ha spiegato ieri ai ministri dell'agricoltura che oltre a discutere un aumento di quota si è pronti a concentrare questo aumento nella prima fase della revisione del sistema e non scaglionarlo nel tempo. E questo per tener conto della situazione in cui si trovano un numero molto limitato di Paesi (vedi l'Italia). Le posizioni restano comunque distanti: i partner del nord e l'Italia sono per un aumento sensibile delle quote e la loro fine, mentre altri stati membri - è il caso della Francia e parzialmente della Germania - vogliono che il sistema resti parzialmente regolamentato. L'Italia sta poi cercando di convincere Bruxelles a modificare il pagamento del sistema degli aiuti Ue slegati dalla produzione, in quanto una percentuale elevata di produttori italiani non ne chiedono il pagamento. Si tratta di agricoltori che dispongono dei titoli per ottenere gli aiuti ma che non hanno più i terreni su cui far valere i loro diritti. Oltre 100 milioni di euro potrebbero essere recuperati.
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