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Le Borse sprofondano. Tremonti: "Danni all'economia reale"

Le Borse sprofondano. Tremonti: "Danni all'economia reale"

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A cominciare dalle borse asiatiche che hanno chiuso con perdite record: sulla scia del crollo notturno di Wall Street - stanotte ha archiviato la peggior seduta dal collasso del 1987 - Tokyo e' andata a picco (-11,41%), Seul ha perso il 9,44% registrando la maggior flessione in almeno 11 anni, e Taiwan il 3,25%. Shanghai e a Hong Kong, dove la seduta e' ancora in corso, cedono rispettivamente il 4,25% e il 7,74%. Gli investitori sperano in un'azione governativa a sostegno dei mercati.


Profondo rosso anche per le piazze del Vecchio Continente: tutte partite decisamente in calo, a meta' mattina hanno recuperato terreno con perdite ridotte intorno al 3% ma quindi hanno nuovamente accentuato i ribassi. Wall Street, dopo una partenza positiva, e' scivolata in territorio negativo con un calo del 2,8% per il DJ e del 2,2% per il Nasdaq.


Continuano nel frattempo a scendere i tassi interbancari sulla scia delle nuove mosse della Bce che ieri ha annunciato un'estensione della gamma degli asset ammessi a garanzia dei prestiti. L'Euribor a tre mesi, parametro utilizzato dalle banche per indicizzare i mutui, e' sceso al 5,090% dal 5,168%. Anche quello a una settimana e' in calo: e' passato dal 4,100% al 4,052%. Per la prima volta da gennaio i tassi invertono la rotta, il segnale che il taglio di 50 punti operato dalla Bce in coordinamento con le altre banche centrali inizia ad avere effetto.


Intanto fa discutere l'allarme lanciato ieri dal premier Silvio Berlusconi sul rischio di opa ostili. Allarme che, fanno sapere dall'Unione Europea, non passera' inosservato e che preoccupa in Italia anche il leader dell'Idv. "E' un problema vero e reale quello degli speculatori che guadagnano sia quando c'e' ribasso che rialzo di Borsa", ha osservato Antonio Di Pietro. Anche il presidente della Pirelli Marco Tronchetti Provera concorda sul rischio di opa ostili: "Quando i prezzi sono bassi ci sono rischi su tutte le aziende del mondo", ha spiegato aggiungendo che "siamo in una fase in cui i valori delle aziende sono molto depressi ed evidentemente e' piu' facile toglierle dal mercato a prezzi molto molto bassi".
 

Il Consiglio europeo dà a Silvio Berlusconi quello che Silvio Berlusconi (con molti altri partner europei) chiedeva: soldi per rilanciare le infrastrutture.
Da tempo il premier italiano batte su questa necessità per un rilancio dell'economia, e la crisi dei mercati ha creato l'occasione perchè un intervento a sostegno dell'economia reale divenisse necessario per tutta l'Europa, che ha deciso di finanziarlo attraverso la Banca Europea per gli Investimenti, con 30 miliardi di euro a favore delle piccole e medie imprese.


Come ha spiegato durante la conferenza stampa tenuta dopo il Consiglio europeo il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, "la crisi è in atto, è evidente. Noi riteniamo che la crisi del settore finanziario oramai sia stata contenuta, superata, con i provvedimenti dei giorni scorsi. Resta ora da affrontare l'impatto sull'economia reale, che è in atto in tutto il mondo e siamo ancora in attesa del dispiegarsi di molti effetti".


Secondo Tremonti, inoltre, anche la crisi dei mercati dipende da quella dell'economia reale: "I mercati negativi - ha spiegato - riflettono non tanto la paura ma i dati dell'economia reale".
Per far fronte a questa sfida è necessario, secondo il governo italiano trovare una "risposta europea, o per lo meno concordata a livello europeo".


In Italia, secondo le scelte di Tremonti e Berlusconi, si punterà dunque al rilancio "della domanda pubblica". Che è fatta, essenzialmente, di opere pubbliche, coinvolgendo anche imprenditori privati, naturalmente. La sintesi che fa Berlusconi è semplice: "infrastrutture".
L'Unione europea favorisce questa politica, sostenuta dalla Bei con 30 miliardi, secondo le comunicazioni ufficiali, che però nelle parole di Berlusconi in conferenza stampa diventano "trenta-quaranta miliardi per dare supporto alle infrastrutture".


Nessuno fa in tempo a chiederglielo e il premier previene i giornalisti: "di questi soldi - afferma - calcoliamo che all'Italia toccherà il quindici-venti per cento". Una cifra che oscilla dunque tra i 4,5 e gli 8 miliardi.
E la paura delle Opa ostili che potrebbero scippare le grandi aziende la nostro Paese? "Al Consiglio europeo non se ne è parlato - ha riferito Tremonti -. Noi però ribadiamo il nostro impegno a modificare la legge italiana (per impedirle, ndr) restando comunque nel quadro delle norme Ue".


Dell'economia reale, sopratutto in Italia, fa parte il settore auromobilistico, la Fiat insomma. E qui entra in gioco l'allentamento concesso dalla Ue alle norme contro gli aiuti di Stato per tutelare la concorrenza. In questa materia, dopo la crisi dei mercati "ora è cambiato tutto", afferma Tremonti e, poco dopo Berlusconi scende sul concreto: "Se gli Usa investono così massicciamente nell'auto, anche da parte nostra non c'e' da scandalizzarsi - ha detto il premier - se anche i nostri Stati pensano a dare supporto, non so come, al settore".
 

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