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Confindustria, Cisl e Uil hanno messo un primo punto fermo ...

La Cgil resta invece distante. Guglielmo Epifani non ha aderito al documento condiviso dalle altre parti sociali, ma continuerà comunque a sedersi al tavolo che ora, proprio come richiesto dal sindacato di Corso d'Italia, sarà allargato agli altri datori di lavoro, compreso l'esecutivo, parte in causa per il pubblico impiego.
Anche se i sindacati camminano su strade diverse, dall'incontro a Viale dell'Astronomia, andato avanti mentre da Milano e dall'Europa arrivavano notizie drammatiche sull'andamento dei mercati finanziari, non è emersa nessuna vera spaccatura, neanche con gli imprenditori. E il primo a sottolineare la necessità di non rompere in un momento così delicato è stato proprio Epifani: «Attraverseremo un periodo duro. Sarebbe un errore dividersi con Cisl, Uil e Confindustria».
Anche Raffaele Bonanni, fino a pochi giorni fa non tenero con le scelte della Cgil, ha voluto intravedere uno spiraglio nella decisione di Epifani di non abbandonare il tavolo: «a ben vedere qualche passo avanti lo hanno fatto anche loro», ha evidenziato. Più che soddisfatto dell'esito dell'incontro il numero uno della Uil, Luigi Angeletti, convinto che la riforma permetterà di «migliorare le retribuzioni dei lavoratori».
Meno diplomatico è stato invece Alberto Bombassei, che ha sottolineato i «distinguo» di Epifani. Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, soddisfatto per le linee guida condivise da Cisl, Uil e Confindustria, ha assicurato che sosterrà «ulteriormente lo sviluppo di questa intesa partendo dalla proroga della sperimentazione della detassazione dei salari di produttività».

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