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La crisi si fa sentire

e le auto di lusso si mettono a rombare


Così dal Salone dell'Automobile di Parigi, penultimo appuntamento fieristico della stagione che apre i battenti oggi al pubblico, arrivano segnali chiarissimi in questo senso. Ristrettezza economica, low profile, molte idee a lungo termine e un impegno sempre più importate verso il lato ecologico del pianeta auto alla ricerca di quei coni d'ombra lasciati liberi da un mercato ormai sull'orlo del collasso. Un mercato che comunque continua a cambiare adeguandosi alle ultime realtà economiche. Si assottiglia nella parte bassa del segmento dove gli stipendi faticano a coprire le spese per arrivare a fine mese, mentre cresce, anche se in maniera trasversale, il segmento dell'alto di gamma: ma anche qui c'è molta attenzione sul come e dove mettere i soldi. Una dinamica che difficilmente l'Auto riuscirà da sola ad invertire rispetto ai numeri europei che sono iniziati a calare vistosamente già dallo scorso mese di agosto.
Sembrava che le quattro ruote potessero tenere da sole questa flessione del mercato, ma inevitabilmente con la crisi economica il primo bene di consumo a risentirne è proprio l' automobile: flessione che va considerata sotto due aspetti sostanziali. Quello economico appunto, ma anche quello psicologico, perché la gente perde progressivamente fiducia nel mercato. Proprio sull'iniezione di fiducia bisognerà lavorare per il futuro prossimo, altrimenti si rischia di sbattere su una crisi che può diventare peggiore di quella del «september eleven» dalla quale l'industria dell'Auto si era ripresa non da molto. In questo senso qualcosa in più ci si aspetta anche dal governo che dovrà assicurare al settore automobilistico un quadro normativo sufficientemente stabile e coerente in grado di andare incontro alle iniziative contro l'inquinamento e la detraibilità fiscale che possano dare una stabilità al livello di domanda.
Per il momento, comunque, di stabilità nemmeno l'ombra ed il blitz a Parigi dell' amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne lascia trapelare tutta la preoccupazione del colosso dell'auto italiana. «Spero che il raffreddore non si trasformi in una polmonite», è stata l'allegoria del numero uno di Fiat che aspetta di capir meglio cosa succederà al resto dell'economia. Per quanto riguarda la Casa torinese la speranza è l'ultima a morire. «Spero di non di dover ritoccare gli obiettivi del 2009 che confermo di nuovo, non sono a rischio, ma dobbiamo vedere lo sviluppo dei mercati internazionali nell'ultimo trimestre del 2008, vedere come si va ad assestare questa crisi finanziaria, quale sarà il suo impatto sull'economia reale. Confermo gli obiettivi - ha aggiunto il manager- ma se questo raffreddore diventa una polmonite staremo tutti quanti male». Così, nonostante minigonne mozzafiato, sorrisi a 106 denti e gadget d'ogni tipo, al Salone dell'Auto di Parigi la preoccupazione è palpabile, incertezza reale e la domanda più frequente dei visitatori sarà: «Quanto costa?». Perché la crisi si prospetta ben più lunga di quanto si potrebbe pensare, con un 2009 che si preannuncia raccapricciante per tutti, indotto compreso (a rimetterci saranno probabilmente all'inizio i concessionari che non hanno ammortizzatori sociali) e i primi segnali di schiarita previsti non prima del 2010. Il diktat è… navigare a vista!

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