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Il ritorno al «colbertismo» di Piazzetta Cuccia


Intanto la banca archivia un anno difficile con ottimi risultati: un utile netto di 1 miliardo (+7%), ricavi per 1,73 (+7,7%) e il dividendo confermato a 0,65 euro per azione.
Sul fronte della governance, l'altra novità emersa dalla lunga giornata di riunioni, è la candidatura a vicepresidente, a fianco del presidente di Unicredit Dieter Rampl, di Marco Tronchetti Provera, numero uno di Pirelli. Entrano poi in forze in Cda, rispettando le attese della vigilia, tutti e cinque i top manager dell'istituto, guidati dall'amministratore delegato Alberto Nagel. Per il designato direttore generale Renato Pagliaro è pronta la vicepresidenza del comitato esecutivo.
La presidente di Fininvest affianca nella lista di 22 nomi per il Cda approvata dall'assemblea del patto di sindacato l'unica altra donna presente al vertice della banca, Jonella Ligresti, presidente di Fondiaria Sai. Nel consiglio, che sarà allargato a 23 componenti se i fondi presenteranno un loro candidato di minoranza all'assemblea del 28 ottobre, passano quasi tutti i «vecchi» consiglieri di sorveglianza con l'eccezione dell'immobiliarista Luigi Zunino e, fra i soci del patto, di Giancarlo Cerutti. Quest'ultimo, come ha spiegato il finanziere Tarak Ben Ammar, ha fatto un «gesto galante e ha ceduto il suo posto a Marina Berlusconi che ha più azioni di lui». La Fininvest detiene infatti l'1% nel patto di Mediobanca e l'1,06% fuori dal patto mentre Cerutti ha lo 0,31%.
Nel nuovo sistema di regole e di pesi messo a punto dopo lo scontro fra Geronzi e i manager di questa estate è previsto poi un comitato nomine di sei componenti (dove il presidente non avrà il doppio voto), cui spettano le nomine nelle partecipazioni strategiche Generali, Telco-Telecom e Rcs. Rimane fissata a fine 2009 anche la scadenza del patto che vincola il 45,5% del capitale.
Soddisfatto il socio più importante di Mediobanca, Unicredit, che aveva spalleggiato le richieste del management e oggi ha votato a favore delle modifiche statutarie e del patto legate alla nuova governance avendo visto recepite tutte le sue richieste. In particolare - ha sottolineato Rampl - il comitato nomine «sarà composto da sei componenti e il presidente non avrà il doppio voto. Ora siamo soddisfatti dell'accordo». «È stata raggiunta una soluzione concorde e nei tempi previsti», ha commentato Geronzi.
Solo due astenuti nell'assemblea del patto: Oscar Zannoni (socio con una quota dello 0,3%) e Alberto Pecci (0,4%), che hanno contestato il cambiamento di governance a solo un anno di distanza dall'ultima trasformazione.

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