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Giuseppe Pennisi<br/> <br/> Se il 12 settembre Christine ...

Si tratta meramente di un'«alleanza naturale» (dicevano i vecchi testi per la preparazione al concorso per la carriera diplomatica) tra Francia ed Italia perché il resto dell'Europa si dia una mossa rispetto alla recessione che minaccia l'area dell'euro.
Cade a metà settembre, uno dei due Ecofin (riunione dei Ministri economici e finanziari) «informali» (ossia senza ordine del giorno e comunicati) dell'anno; la riunione rappresenta l'occasione migliore per fare sì che l'Europa non risponda in ordine sparso al brutto tempo dell'economia reale (oltre che della finanza). La presiede, a Nizza, Christine Lagarde in quanto la Francia ha, nel semestre in corso, la presidenza di turno dell'Ue. Il carattere «informale» fa sì che si possa parlare senza peli sulla lingua e senza troppe orecchie indiscrete. E senza troppi giornalisti attorno.
La svolta europea, se pilotata da Francia ed Italia, potrà avere effetti immediati su altre riunioni in calendario; quelle del Consiglio della Banca centrale europea (Bce) del 18 settembre e del 2 ottobre e, soprattutto, quella del Fondo monetario del 13 ottobre a Washington (preceduta, come di consueto, da un G7 economico e finanziario).
«Il Tempo» del 18 agosto ha delineato le caratteristiche della recessione che minaccia l'Europa. Per dare una risposta alla situazione economica, il Presidente del Consiglio spagnolo Zapatero è rientrato di corsa a Madrid ed ha varato il 16 agosto una batteria di misure (24 provvedimenti di stimolo all'offerta dal costo complessivo di 20 miliardi di euro su due anni). Anche il Governo francese ha tenuto il pomeriggio del 18 una riunione straordinaria, presieduta non da Nicolas Sarkozy (come si era pensato in un primo momento) ma dal Presidente del Consiglio François Fillon (per il quale - ha scritto «Le Monde» si è trattato di una vera e propria «resurrezione» in quanto nell'ombra da diversi mesi) e limitata ai sei Ministri economici di cui Christine Lagarde è il più importante (e ha la guida sia intellettuale sia operativa). Prima della riunione ministeriale, Fillon ha avuto un lungo scambio di idee con il Presidente di turno dell'Eurogruppo, il Presidente del Consiglio del Lussemburgo Jean-Claude Junker al fine di porre il problema al centro della riunione del 12-13 settembre a Nizza.
Al di là delle misure specifiche approvate a Parigi (dirette principalmente a sostenere le piccole e medie imprese ed contenere il costo dei trasporti pubblici), l'esito principale è quello di accelerare ed intensificare «l'intesa cordiale» con Roma al fine di giungere ad una strategia (ed una serie di azioni) comune in sede Europea. Christina Lagarde ha avuto mandato di predisporre (entro il primo settembre) un rapporto al Capo dello Stato, Nicolas Sarkozy, base di un Consiglio dei Ministri che verrà tenuto prima della riunione Europea. Nel frattempo, le diplomazie economiche europee ed internazionali di Parigi e di Roma sono in stretto contatto.
Lo spiega a tutto tondo Nicolas Bavarez, uno degli economisti più ascoltati sia da Christine Lagarde che soprattutto da Nicolas Sarkozy: «Italia e Francia hanno gli stessi interessi poiché la Germania perde colpi a ragione dell'andamento negativo dell'export ma ha margini di manovra grazie all'eccellenza della sua base industriale e la Spagna gode di una situazione di finanza pubblica che le ha permesso di iniettare 20 miliardi di euro nell'economia. Italia e Francia sono i Paesi più colpiti dalla recessione ormai in vista e non dispongono di strumenti analoghi a quelli della Germania e della Spagna». Durissimo l'attacco di Bavarez alla Bce: aumentare i tassi in luglio mentre l'Europa entrava in recessione «è stata una follia: occorre smetterla con questo gioco al massacro». Toni analoghi quelli di Christian de Boissieu, un tempo uno dei teorici dell'unione monetaria ed ora Presidente del Comitato di Analisi Economica del Governo francese: dato che su piano nazionale le possibilità di azione sono ristrettissime, occorre «un'iniziativa finanziaria europea».
Il messaggio è diretto, in primo luogo, a Jean-Claude Trichet, Presidente della Bce, ed al direttorio dell'istituto (che si riunisce il 4 settembre). È un messaggio è chiaro e netto: un eventuale ritocco ai tassi deve essere al ribasso non al rialzo. In caso contrario, potrebbe esserci uno scontro durissimo con i responsabili della politica economica Ue. Lo ribadisce da Londra, uno dei maggiori esperti di ciò che avviene nei corridoi di Francoforte (sede della Bce), Mike Hume, chief economist di Lehman Brothers per l'area dell'euro: «La Bce deve riconoscere di essersi sbagliata ed essere pronta a fare un passo indietro, prima che sia troppo tardi». Trichet sa di non avere più una sponda in Francia (anche ai fini di una sua carriera futura). Tuttavia, sa di godere dell'appoggio della Germania e dei Paesi di quella che un tempo era l'area del marco. È probabile che il 4 settembre il Consiglio Bce si limiterà a conviviali post-ferragostani e a un esame della situazione, mantenendo immutati i tassi. Quindi, è al 18 settembre (dopo l'Ecofin di Nizza) o al 2 ottobre (alla vigilia dell'assise del Fondo monetario) che si guarda per un ritocco (all'ingiù); tale ritocco è probabile specialmente se i corsi del petrolio e delle altre materie prima tenderanno al ribasso e ci saranno, quindi, meno preoccupazioni sul fonte dell'inflazione. E se Francia e Italia (ossia Giulio e Christine) sapranno farsi ascoltare dagli altri dei vari consessi Ue (specialmente dall'Eurogruppo)..
Su quali punti specifici? Il primo, ed il più importante, riguarda la necessità di una risposta europea (non di uno spezzatino di risposte nazionali) ad una recessione che colpisce l'intera area dell'euro. Il secondo riguarda la natura della risposta: non deve essere «congiunturale» (ossia rivolta al breve periodo e realizzata con strumenti anch'essi a breve termine sul tipo di quelli — si afferma a Bercy, sede del Ministero dell'Economia e delle Finanze — che hanno caratterizzato le risposte ad altre recessioni,). Deve fare perno, invece, su aspetti strutturali, quali in Francia le riforme del mercato del lavoro, le misure per le piccole e medie imprese, l'università e la sanità. L'Italia ha, in gran misura, messo sulla corsia appropriata il mercato del lavoro del lavoro con la legge Biagi ed in materia di istruzione universitaria ha problemi e soluzioni analoghi a quelli della Francia. A differenza di Parigi, Roma non può permettersi di rallentare (per motivi congiunturali) il passo in materia di riassetto della pubblica amministrazione; deve anzi accelerarlo.
Una risposta «strutturale», poi, implica due aspetti su cui Italia e Francia dovrebbero marciare all'unisono e convincere gli altri Governi dell'area dell'euro. Da un lato, l'esigenza di una interpretazione estensiva del protocollo del marzo 2005 al patto di stabilità per potere meglio disporre delle risorse necessarie per le riforme strutturali (in attese che esse diano i loro frutti) senza un ulteriore declino dei tenori di vita, specialmente per le fasce più deboli delle popolazione. Da un altro, un programma straordinario di finanziamento delle infrastrutture da realizzarsi tramite indebitamento della Commissione Europea o della Banca Europea per gli Investimenti. Adesso Christian de Boissieu ha fatto propria l'idea («l'iniziativa finanziaria europea» a cui si è fatto cenno): potrebbe essere una delle basi dell'intesa cordiale tra Parigi e Roma perché l'Europa si rimetta in moto.

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