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Mediobanca sulla governance vince Geronzi

Il management invece auspicava che la riforma della governance si esaurisse in una sorta di tagliando del duale. Le diplomazie e la cautela (lo scontro si potrà dire concluso solo una volta che l'assemblea avrà approvato i cambiamenti) hanno consigliato a Geronzi di rendere l'onore delle armi agli sconfitti. Nel comunicato stampa diffuso dopo la riunione del consiglio di sorveglianza è scritto che i cambiamenti verranno vagliati «sentito il management», così come auspicato dal Governatore di bankitalia Mario Draghi e richiesto espressamente dall'amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo. Inoltre è stata evitata un'accelerazione eccessiva del processo di cambiamento deputando all'assemblea di fine ottobre chiamata approvare il bilancio l'approvazione delle modifiche dello statuto necessarie al ritorno alla governance tradizionale. Gli osservatori più smaliziati fanno notare che comunque è ancora presto per dire che Geronzi abbia vinto su tutta la linea. Nel comunicato di Mediobanca, l'indicazione relativa al possibile ritorno al sistema tradizionale di governance è accompagnata da una precisazione che specifica come questo «peraltro nelle sue concrete applicazioni può atteggiarsi in vari modi». La precisazione, spiegano osservatori vicini alla merchant bank, lascia spazio a diverse interpretazioni. Le meno benevole nei confronti di Geronzi ipotizzano che la sfera d'azione del presidente possa essere limitata attribuendogli un numero ristretto di deleghe operative e maggiori poteri collegiali al comitato esecutivo. Secondo quanto si è appreso a margine degli incontri la proposta sulla nuova governance sarà pronta entro metà settembre. Fino ad allora la partita sarà serratissima, anche se giocata in punta di diritto. Ciò che è chiaro è che una Mediobanca tanto imbastita nel processo decisionale non piaceva nè agli azionisti nè alla politica. Dopo l'estate si apriranno una serie di dossier sensibili, da Telecom a Generali. è probabile che, come accaduto in occasione della cessione di Telecom da parte di Tronchetti Provera, potranno essere richieste «soluzioni di sistema» a tutela di asset strategici per il Paese. Ed è impensabile per l'Esecutivo, ma anche per molte delle forze dell'opposizione, che eventuali momenti topici per gli equolibri e gli assetti proprietari del sistema industriale italiano possano essere affrontati con una Mediobanca che funzione a scartamento ridotto per le limitate capacità di reazione del suo governo societario.

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