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In bilico Lazio, Campania, Abruzzo, Molise e Sicilia

Sanità, le Regioni rischiano un nuovo crack

È quasi ri-crack. Le Regioni che sono andate in crisi per la finanza sanitaria e che hanno già avviato piani di rientro rischiano nuove difficoltà.

A segnalarlo è la Corte dei Conti in una relazione sulla gestione finanziaria regionale, che ha suonato l'allarme per le sei in affanno: Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Sardegna (ma solo per motivi tecnici) e Sicilia. E il nuovo rischio stavolta non dipende tanto dalla malagestio locale quanto dal sistema di finanziamento nazionale.

Segnalano i magistrati contabili che «le difficoltà di accesso ai finanziamenti ordinari e integrativi nonché alle risorse spettanti per i ripiani ai deficit sanitari a carico della Stato», determinate dalla mancata piena attuazione del federalismo fiscale «coniugatosi altresì con il complicato meccanismo previsto per la verifica degli adempimenti imposti alle Regioni dagli accordi per la copertura dei disavanzi e dai piani di rientro».


Le Regioni infatti ora devono sottostare al frequente monitoraggio da parte del governo «il che ha determinato una particolare criticità specie per quelle con difficoltà strutturali (Lazio, Campania, Abruzzo, Molise e Sicilia) le quali, pur sostenute dal finanziamento integrativo dello Stato per oltre 6,4 miliardi, hanno sperimentato una consistente difficoltà nell'accedervi a causa del sistema sanzionatorio previsto per i riscontrati inadempimenti agli accordi».

E proprio la sfasatura tra fabbisogno ed erogazioni «ha determinato un consistente accumulo di debiti nei confronti dei fornitori nonché il reiterato ricorso ad anticipazioni inestinte a fine anno; anomalie, queste, destinate a peggiorare i conti della sanità, costituendo sostanzialmente una fonte alternativa di finanziamento, assai costosa».

Altro capitolo critico è quello delle cartolarizzazioni dei debiti sanitari, «eccessivamente onerose e non sostenibili per i bilanci regionali - spiega la Corte dei conti -; in soccorso dei quali è intervenuta la Finanziaria 2008 con una anticipazione da parte dello Stato di 9,1 miliardi da restituire in trenta anni, a favore di Lazio, Campania, Molise e Sicilia, per consentire di procedere al riacquisto dei titoli emessi, tramite buy back; operazioni peraltro risultate più onerose di quanto stimato dall'Economia e che hanno in parte prosciugato il vantaggio inizialmente auspicato».

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Fabrizio dell'Orefice

29/07/2008










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