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Filippo Caleri f.caleri@iltempo.it Fare di Roma la capitale ...


Un altro ruolo importante per la capitale d'Italia.
È la scelta giusta?
Sì. Il ruolo di Roma nel Mediterraneo è collegato alla centralità geografica della sua costa nello scacchiere europeo. Una condizione unica che ne fa un punto d'incontro tra l'Europa continentale e il Mediterraneo, nonché un ponte tra Est e Ovest.
Un disegno ideale. Ma come si realizza in concreto?
Lavorando sui porti. Che attualmente sono fuori asse rispetto ai flussi commerciali. Serve un nuovo fulcro che unisca in un disegno organico tutti gli approdi italiani. Sia i grossi porti turistici e industriali del Nord sia quelli del Sud. E la risposta è la valorizzazione del porto di Civitavecchia. In questo senso stiamo lavorando.
In che modo?
La Centrale Sviluppo del Mediterraneo ha firmato nei mesi scorsi un'intesa per la realizzazione di un Piano di sviluppo dell'area nord di Roma, ubicato nel comune di Civitavecchia. E in cui sono tutti coinvolti: politici, industriali, partner finanziari e comunità locali.
Cosa c'è in cantiere?
La costruzione di un aeroporto cargo e turistico tra Civitavecchia e Tarquinia; la realizzazione di un district park in prossimità delle aree aeroportuali; l'ampliamento di circa 80 ettari della zona industriale, nonché dell'Interporto e del porto, secondo un piano condiviso tra Comune e Autorità portuale; la messa in opera sia del collegamento ferroviario Civitavecchia-Ancona, cosiddetto dei "Due Mari" sia di moderne infrastrutture stradali per collegare la città con la sua area di sviluppo.
L'accordo è del marzo scorso a che punto siete ora?
Siamo agli studi di fattibilità. Un punto però è chiaro a tutti gli interlocutori coinvolti. Attraverso una valorizzazione di queste dimensioni, che non può prescindere dal potenziamento dell'Aeroporto di Fiumicino, si possono attivare quei vantaggi competitivi che possono fare di Roma la nuova Capitale dell'Unione per il Mediterraneo. Un nuovo punto di snodo per progetti, nuove conoscenze, flussi finanziari e comunicazionali, necessari per lo sviluppo e la collaborazione economica con i paesi. Restituire alla Capitale il suo ruolo naturale di città perno delle relazioni e degli scambi nell'area mediterranea è un obiettivo non rinviabile per la competitività del nostro Paese.
Su quali assi può essere impostato questo sviluppo?
È opportuna l'elaborazione di una nuova politica industriale in un quadro di certezze. In questo senso non va sottovalutato l'alto potenziale delle Agenzie di sviluppo, per cui ritengo opportuno proporre, nell'ambito dell'Unione per il Mediterraneo, la costituzione di un apposito Organismo che ne coordini le attività. E poi la formazione.
A cosa pensa?
È necessaria una Scuola di alta formazione, entrambe ubicate nella Capitale, che possano assumere un ruolo strategico nella promozione di un'istruzione superiore e interdisciplinare che rafforzino la cooperazione tra sistemi produttivi e producano la consapevolezza di valori condivisi. Sono sicuro che in questo modo potrà svilupparsi anche la crescita della coscienza, i cui benefici potranno riflettersi nella promozione di un nuovo umanesimo che, nel dialogo tra culture, saprà educare al rispetto delle diversità e ad una più forte responsabilità individuale verso la pace e la coesione tra i popoli, creando una vera ed efficace economia euromediterranea capace di fronteggiare le sfide imposte dalla globalizzazione.
Una rete di eccellenza e di conoscenza dunque.
Sì. Si tratta di creare nel Mediterraneo una rete della conoscenza e dell'innovazione. Un passo obbligato per far emergere dal sommerso le idee, i progetti e i brevetto da tempo dimenticati.
Parliamo della sua attività di presidente de La Centrale Finanziaria Generale. Cosa bolle in pentola?
Abbiamo da poco firmato un accordo di collaborazione con Fenice SpA, la filiale italiana controllata dal Gruppo Eletricité de France (Edf), per promuovere un efficace programma di investimenti nel settore della produzione di energia da fonti rinnovabili. È una joint-venture finalizzata allo sviluppo tecnologico e la crescita economica nel settore delle rinnovabili per lo sviluppo di una efficace collaborazione tra i due gruppi, che contribuirà alla crescita di un mercato dell'energia più aperto e competitivo. Anche su questo aspetto la cooperazione europea è fondamentale.

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