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Filippo Caleri f.caleri@iltempo.it La lotta ai fannulloni ...

Insomma arrivano «tempi duri» per i finti malati.
Si comincia dalla visita fiscale, quella del medico della Asl che controlla l'effettivo stato di salute del dipendente. Ebbene questa, diventa sempre obbligatoria, salvo particolari impedimenti per un eccezionale carico di lavoro o per urgenze della giornata. Il medico, però, potrà bussare alla porta con meno limitazioni di orario perché si amplia la fascia oraria in cui potrà essere effettuata la visita. Non solo. Tutte le assenze per malattia superiori ai dieci giorni e quelle che rappresentano il terzo episodio nell'anno (si avranno dunque solo due opportunità in cui evitare l'obbligo) dovranno essere giustificate con un certificato medico rilasciato da una struttura sanitaria pubblica o da medici convenzionati con il Servizio sanitario nazionale. Escluso, dunque, il valore del certificato rilasciato da un medico libero professionista non iscritto al Ssn. Chi si ammala troppo pagherà anche un pegno. Per i primi dieci giorni di assenza per malattia, sarà corrisposto al dipendente il solo stipendio base, con l'esclusione di ogni altra indennità. In pratica la decurtazione della retribuzione riguarderà solo il trattamento accessorio con una perdita che, in media, oscillerà tra il 25 e il 30% della busta paga complessiva. Una lotta dura, insomma, quella ingaggiata da Brunetta contro i dipendenti troppo furbi. Ma che sta già dando i suoi risultati: da fine maggio le assenze, specie per malattia, sono diminuite del 20% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

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