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Giuseppe Failla Il 2008 finora non è stato un anno benigno ...


Ieri il titolo ha recuperato oltre il 2% in seguito alla brusca correzione dei mercati di inizio settimana. Gli investitori sono alle prese con le inevitabili presa di beneficio, tattica ancora più comprensibile in tempi di vacche magre come quelli attuali, che però non ha intaccato il trend positivo di Tenaris.
La performance borsistica, nelle ultime settimane, è stata sostenuta da un lato dall'esclusione del gruppo dal numero di quelli che subiranno una maggiore tassazione per effetto della Robin Hood tax tremontiana, e dall'altro delle iniziative che il governo americano starebbe studiando per contrastare il dumping cinese sui tubi.
Il gruppo, che è il maggior produttore e fornitore a livello globale di tubi e servizi per l'esplorazione e la produzione di petrolio e gas, non è tra i più gettonati nelle cronache finanziarie italiane.
L'impero è retto da due fratelli, Paolo e Gianfelice Rocca.
Al di fuori dell'entourage industriale i due nomi dicono poco a tutti. Ma si tratta di una delle dinastie più ricche e potenti d'Italia, anche se i loro affari, per la natura e la tipologia del business in cui operano, sono più orientati all'estero che al nostro paese.
Una misura del peso che i Rocca hanno nel panorama del capitalismo italiano la si può desumere dalla classifica dei Paperoni di Borsa, che ogni anno, ad agosto, viene stilata da Milano Finanza.
Nell'edizione 2007 i Rocca risultavano di gran lunga in testa con 12,4 miliardi di euro in termini di capitalizzazione di Borsa, il doppio rispetto alle fortune di Silvio Berlusconi e cinque volte la capitalizzazione di Borsa riferibile ai vari rami della famiglia Agnelli.
La assoluta scarsità di informazioni sui Rocca si spiega con il loro quasi maniacale understatement che sfocia in un calvinismo, oscuro alla stragrande maggioranza degli industriali italiani. Allergici alla mondanità, poco propensi a concedersi con la stampa, i fratelli Rocca non sono attratti dagli status symbol che di solito accompagnano la categoria degli industriali dagli yacths alle megaville. Agostino Rocca, fratello di Paolo e Gianfelice, scomparso alcuni anni fa in un incidente aereo, una volta per spiegare l'humus della famiglia ha sottolineato che «la nostra cultura è quella degli ingegneri: ci piacciono le fabbriche, l'acciaio, le cose concrete».
Nel poco tempo libero i fratelli amano praticare molto sport, in particolare lo sci, e, da buoni bergamaschi, hanno un viscerale amore per la montagna.
L'impero dei Rocca fa capo alla holding Techint, guidata da Gianfelice mentre Paolo è presidente di Tenaris. Techint controlla Tenaris e, tra l'altro, Ternium (siderurgia) e Humanitas, che opera nel settore delle cliniche mediche. Nella scelta dei nomi delle società, in particolare Teneris e Ternium, si vede la formazione classica dei fratelli Rocca che si hanno frequentato il Liceo Classico Parini di Milano prima e poi l'Università statale sempre nel capoluogo lombardo.
Le origini del nome Tenaris hanno radici in molte lingue e culture. In greco antico il nome si riferisce al muscolo che permette alla mano di afferrare. In latino tenax significa tenace, tenere con mano ferma. Inoltre in giapponese te-naru può voler dire «la mano che ha successo».
Ternium raggruppa le attività siderurgiche. È stata creata nel 2005 dopo l'acquisizione della messicana Hylsamex.
Leggenda vuole che il nome sia composto da Ter (tre, come le sue controllate) ed eternium, a significare l'eternità dell'acciaio. In Italia Tenaris significa soprattutto Dalmine, azienda siderurgica fondata nel 1906. E per i Rocca la Dalmine rappresenta un pezzo importante della storia familiare. Il capostipite della famiglia, Agostino, nato a Milano nel 1895, nel 1923 entra come ingegnere tirocinante alla Dalmine, che all'epoca era guidata dalla Banca commerciale italiana.
In pochi anni diviene prima consigliere di amministrazione e poi presidente con funzioni di amministratore delegato della società. La carriera di Agostino rocca in Dalmine si interrompe nel 1944 a causa del suo rifiuto di aderire alla Repubblica Sociale.
Nel 1946 si trasferisce in Argentina dove fonda la Techint, attuale holding del gruppo Tenaris. Quando i Rocca nel 1996 hanno portato la Dalmine nel perimetro del gruppo hanno di fatto chiuso il cerchio aperto dal nonno. L'Argentina è ancora nel cuore dei Rocca che hanno tenuto Tenaris quotata alla Borsa di Buenos Aires.
Il titolo del gruppo è quotato inoltre sulle Borse di Milano, New York e Città del Messico.
Per il prossimo futuro i Rocca, secondo quanto si apprende da fonti a loro vicine, potrebbero essere interessati a investire nel settore costruzioni e infrastrutture in Italia.
Un primo investimento nel comparto lo avevano già fatto entrando nel capitale di Impregilo insieme ai Benetton e a Marcellino Gavio.
L'avventura nella società di costruzioni italiane è durata molto poco. L'ingesso di Salvatore Ligresti nel capitale, voluto fortemente dall'allora Capitalia, ha convinto i Rocca a togliere il disturbo.
Alcuni sostengono che l'uscita sia dovuto a passati dissapori con il numero uno di Fondiaria-Sai, altri sostengono che i Rocca non avessero nulla contro i Ligresti in sé ma non apprezzassero la politicizzazione della società (i ligresti sono tradizionalmente vicini alla famiglia La Russa). Le ricostruzioni meno maligne spiegano che i Rocca ritenessero che quattro azionisti forti e abituati a comandare fossero troppi, e che questa convinzione li abbia portati a fare un passo indietro.

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