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Kissinger: «Agnelli, uomo divertente e con grande charme»


Davanti a un parterre davvero d'eccezione, a cominciare dal capo dello Stato Giorgio Napolitano e dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti, Kissinger parla del suo «storico amico» come di un grande patriota, per molti versi precursore dello scenario internazionale attuale. L'occasione che ha visto arrivare a villa Madama numerosi esponenti del mondo dell'economia, è stata la Conferenza internazionale Italia-Usa, organizzata dall'Aspen Institute, proprio in memoria dell'Avvocato: nelle prime file siedono anche Mario Draghi, governatore della Banca d'Italia, il ministro degli Esteri Franco Frattini, Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria e il suo predecessore, Luca Cordero di Montezemolo; al piano inferiore, nella sala stampa, una schiera di quasi cento giornalisti, provenienti da diversi paesi.
Seduto al tavolo di presidenza insieme a Tremonti, Napolitano e al vice presidente della Fiat John Elkann, Henry Kissinger racconta sin dalle prime battute quello che fu per lui incontrare Gianni Agnelli. «Sapevo del suo charme e, prima di incontrarlo ero determinato a non cascarci; invece, è diventato il miglior amico che abbia mai avuto». L'ex capo della diplomazia americana, non ha dubbi nel descrivere Giovanni Agnelli come «un simbolo di quello che siamo oggi qui a discutere, di alte aspirazioni politiche eseguite con uno spirito di umanità straordinaria, una devozione al Paese, dall'Italia all'Europa, all'Atlantico».
Per «il mio amico piemontese» il concetto di reciprocità non esisteva, «perché le cose dovevano essere fatte per senso di responsabilità e di dovere. Era un grande patriota però pensava che fosse una cosa naturale, pensava che fosse ovvio che l'Italia fosse parte essenziale dell'Europa».
Per questo, secondo Kissinger, «il tributo va ad un grande italiano, un grande europeo e anche ad un grande americano che rappresentava valori che trascendono tutte queste caratteristiche nazionali e rappresentano la crescita della civiltà».
È quasi alla fine del suo intervento che Henry Kissinger affronta la questione attualità: «L'Italia ce la farà» ad uscire dalla fase di crisi in cui si trova attualmente.
«Farcela? Come potrebbe non farcela - chiede l'ex segretario di Stato americano - il Paese che ha visto talmente tanti cambiamenti in tutta la sua storia, esperienze elevanti e così tanti disastri? Un Paese che è sempre tornato e c'è sempre stato?». Secondo Kissinger, «non c'è neanche da porsi la domanda se l'Italia, Paese di Dante, Machiavelli e Cavour ce la farà». E con un pizzico di ironia ribalta la prospettiva: «La domanda, semmai è se ce la faremo noi». ubito dopo il testimone passa al presidente della Repubblica: per Napolitano saluti di rito e poi anche lui comincia il suo intervento con un ricordo personale dell'Avvocato, raccontando il loro primo incontro nella primavera del 1978 a New York.
«Era la prima volta che visitavo gli Stati Uniti - spiega il capo dello Stato. Dopo quel giorno ebbi molti altri incontri con Agnelli, in un rapporto, credo di poter dire, di reciproca attenzione, stima e simpatia».

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