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L'Italia era avviata su un cammino impossibile, ora bisogna ...

La via impossibile era quella tracciata tra il 2005 e il 2007 con un aumento della pressione fiscale del 2,8%, arrivando a un totale del 43,3%; più della media dell'Unione Europea, osserva il governatore, e molto più di ciò che avviene in Stati Uniti e Giappone. Il tutto in nome di un obiettivo irraggiungibile. Perché il risanamento dei conti pubblici perseguito solo a colpi di tasse è una fatica sprecata: più sembra di avvicinarsi al traguardo più esso si allontana. Perché ogni aumento delle entrate tramortisce ancora di più l'economia, e il calo di produzione, consumi e investimenti colpisce più dell'apparente risultato di bilancio.
Non ci sono miracoli, però, né terapie d'urto. Il governatore guarda alla ritrovata stabilità politica e la fissa come condizione per avviare un cammino graduale, pluriennale, ma continuativo, di riduzione del prelievo fiscale (sempre da coniugare all'obiettivo dell'aumento della produttività, come, riconosce il governatore, il governo ha fatto con i suoi primi provvedimenti su straordinari e premi di risultato) e di riduzione delle spese. «Il consenso sulle cose da fare c'è», ha detto Draghi, «ma si infrange nell'urto con gli interessi costituiti che negli ultimi anni hanno scritto il nostro impoverimento». Li nomina il governatore quegli interessi costituiti, ed è già un atto coraggioso, e affida al potere politico il compito di provare a scardinarli, se non altro in nome dei giovani «mortificati da un'istruzione inadeguata e da un mercato del lavoro che li discrimina».

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