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Filippo Caleri f.caleri@iltempo.it <br/> Non è un messaggio ...

Il problema resta la pressione fiscale troppo alta. Così solo abbassando il carico fiscale la crescita del sistema paese può ripartire.
La debolezza dell'economia internazionale proseguirà «almeno per l'anno in corso» ma l'Italia «ha desiderio, ambizione, risorse per tornare a crescere» ha spiegato Draghi.
Una crescita senza la quale sarà difficile migliorare i risultati dei conti pubblici che quest'anno «si prospettano meno favorevoli». Per questo la sua ricetta è il contenimento della spesa e riduzione di un fisco troppo pesante - tre punti sopra la media europea, molto di più rispetto ad altri Paesi come Usa e Giappone - per il quale è necessario un piano per la «pluriennale riduzione di alcune importanti aliquote d'imposta» che «migliorerebbe le aspettative di famiglie e imprese».
Lo sguardo sul futuro è comunque ottimista. Il Paese, ha spiegato Draghi, «ha una storia a testimoniare che non c'è niente di ineluttabile nella crisi di crescita che da anni lo paralizza»; ha risorse per tornare a crescere e «sa che lo sviluppo è nel tempo condizione essenziale per la stabilità finanziaria».
Sui conti pubblici il primo nodo è il debito pubblico, va ridotto rispetto al pil. I criteri da seguire sono «efficienza e crescita» senza i quali il risanamento dei conti viene reso più difficile. «I risultati per l'anno in corso si prospettano meno favorevoli», sottolinea Draghi, ripetendo le ultime stime di governo (deficit 2008 al 2,4%, crescita a +0,6%). Lo scorso anno i conti sono certo migliorati, ma «la riduzione del disavanzo è dovuta soprattutto al forte aumento della pressione fiscale: 2,8 punti percentuali tra il 2005 e il 2007». Il fisco mette sabbia nella capacità competitiva. Il suo peso è al 43,3%, tre punti sopra gli altri Paesi europei. Il confronto è ancora più impressionante se si guarda il costo del lavoro: fatto 100 l'esborso delle imprese, in Italia c'è un prelievo di fisco e contributi pari a 46 euro, nei paesi dell'area dell'Euro è di 43 euro, nel Regno Unito di 34 euro, negli Usa di 30. «E l'Irap accresce ulteriormente il divario», avverte Draghi.
Anche sulle imprese il prelievo è 8 punti sopra la media Ue. L'intenzione del Governo «di definire in tempi brevi» gli interventi per un intero triennio, secondo Draghi, «può rendere più organica l'azione di bilancio». In questo contesto definire la riduzione «pluriennale di alcune importanti aliquote d'imposta migliorerebbe le aspettative di famiglie e imprese». Gli sgravi dovrebbero essere concentrati «laddove possono dare maggiore sostegno alla crescita, riducendo le distorsioni dell'attività economica».

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