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Palazzo Chigi: «Alitalia vive un anno con il prestito ponte da 300 milioni»


Poche righe in cui palazzo Chigi spiega la scelta di assistere e finanziare ancora una volta la compagnia, in barba alle raccomandazioni di Bruxelles. Il prestito, si legge ancora nella Relazione, fornisce a Alitalia «i mezzi finanziari e patrimoniali necessari a verficare le possibili soluzoni alternative per il risanamento della società - prosegue al relazione - ed escludendo sempre in tale lasso temporale, ogni ricorso a ipotesi di liquidazione e di applicazione di procedure concorsuali».
Il governo precisa che proprio per questa eventualità, il prestito ponte stabilito dal decreto di aprile deve essere individuato come «trasferimento in conto capitale (apporto al capitale sociale per il ripiano di perdite) con pari effetto sull'indebitamento della pubblica amministrazione per l'anno 2008». Le coperture sono state così individuate: 205 milioni dal fondo per la competitività e lo sviluppo, 85 milioni dal fondo per la finanza d'impresa e 10 milioni dal fondo speciale di parte corrente del ministero dell'Economia e delle finanze.
La conversione del decreto fiscale in legge congelerà quindi il problema Alitalia per i prossimi 12 mesi. «Ma questa volta è veramente l'ultima» avverte Roberto Cotam, capogruppo del Carroccio alla Camera. «Per il futuro non bisognerà mettere più soldi pubblici» in Alitalia che d'ora in poi «deve muoversi sul mercato».
Veltroni attacca a testa bassa: «È solo un'ulteriore dilazione della vicenda. Abbiamo già chiesto e ripetiamo: il governo deve venire a riferire in aula per dare una spiegazione esaustiva di quello che sta succedendo. Il silenzio, dopo gli annunci pirotecnici della campagna elettorale, non basta più».

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