Scajola ha messo così il dito nella piaga: la forbcie
troppo ampia tra i prezzi industriali italiani e quelli
medi della zona Euro. Bisogna varare interventi di «tipo
strutturale», ha detto il ministro, ricordando che
sull'Italia pende una procedura d'infrazione europea per i
vincoli che ancora ingessano la rete di distribuzione dei
arburanti. Le cifre parlano chiaro. Verde e diesel hanno
raggiunto ieri nuovi massimi, rispettivamente a 1,491 e
1,489 euro al litro. E la differenza dei prezzi industriali
dei carburanti tra Italia ed Eurolandia è salito, in base
ai dati dell'Unione petrolifera, a 4,6 centesimi per la
benzina e a 5 cent per il gasolio. Se poi si allarga la
prospettiva all'Europa a 27, utilizzando le ultime
rilevazioni del Ministero per lo sviluppo economico, la
differenza sfiora i 6 cent. I petrolieri però non ci
stanno. «Gli isterismi del mercato falsano il confronto»,
ha precisato il numero uno dell'Unione petrolifera,
Pasquale De Vita, assicurando che «dal primo marzo ad oggi
le quotazioni internazionali dei prodotti petroliferi sono
aumentate di 8-9 centesimi, mentre in Italia sono salite
della metà». Oltre all'Up, al ministero c'erano anche i
rappresentanti di Eni, Api, Erg, Esso e Q8.
Nel corso
dell'incontro a cui ha preso parte anche Mr. Prezzi,
Antonio Lirosi, si è deciso avviare un tavolo permanente di
confronto. Scajola ha esortato le aziende petrolifere a una
«oculata politica dei prezzi», riservandosi «interventi
strutturali». Una parola dietro cui si cela il «riassetto
della rete distributiva». Scajola non sembra invece
intenzionato a ripristinare il taglio delle accise varato
dallo scorso governo, che «è costato molto, 500 milioni di
euro, e ha portato a una diminuzione di soli 2 centesimi al
litro». Ma una misura ad hoc potrebbe arrivare per il
gasolio per l'autotrasporto.
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17/05/2008