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Petrolio record sopra 126 dollari L'Opec ora vuole produrre di più

Così è stato anche ieri quando il barile sul mercato di New York ha superato i 126,20 dollari. Stesso livello anche anche per il Brent che è avanzato al livello record di 125,90 dollari.
La domanda dei paesi emergenti non è più sufficiente ormai a spiegare la tendenza al rialzo delle quotazioni. Dietro alla volata del prezzo del greggio c'è un chiaro interesse speculativo da parte dei fondi internazionali, che hanno scommesso al mercato dei future (contratti a termine sui prezzi di determinati beni) sulla corsa continua del barile. Dall'inizio dell'anno il rialzo è stato del 25%, mentre il prezzo è praticamente raddoppiato rispetto ai 62 dollari dello stesso periodo dell'anno scorso.
La soglia psicologica dei 100 dollari è stata superata a gennaio, soprattutto per la crescente domanda da parte di Cina ed India e per le incertezze nelle forniture, che nei giorni scorsi si sono accentuate per i problemi della Nigeria.
A far aumentare le quotazioni ha contribuito giovedì scorso il segretario generale dell'Opec, Abdalla Salem El-Badri, il quale ha escluso aumenti di produzione da parte del cartello, ribadendo che non ci sono problemi di forniture al mercato e che l'impennata dei prezzi è legata alla speculazione e al dollaro debole. Ieri però è arrivata una correzione di rotta da parte dello stesso organismo che potrebbe valutare, prima della riunione prevista a settembre, l'aumento della produzione.
A pagare per ora sono gli automobilisti italiani per i quali l'ennesimo record del petrolio significa, in un solo giorno, altri 19 euro di aumento su base annua. A fare i conti è l'Adoc che, in una nota, ha spiegato che «rispetto a ieri (giovedì ndr), la benzina è salita dello 0,4%, mentre il gasolio dello 0,7%». I prezzi del carburante ieri hanno toccato 1,472 euro al litro, la verde, e 1,455 euro al litro, il diesel. Inevitabili le richieste di intervento al nuovo Governo. «Agisca con coraggio sulle accise in primo luogo» ha chiesto la Confesercenti. Secondo l'organizzazione dei commercianti e del terziario è necessario mettere in campo «una strategia di fatti e scadenze precise», perché potrebbero esserci «una diminuzione per il Pil di tre-quattro decimali che aumenterebbe il rischio di crescita zero» e un «impatto sull'inflazione che si aggirerebbe attorno all'1%». In campo è sceso anche l'ex ministro dello Sviluppo Economico Pier Luigi Bersani che ha invitato il suo successore, Claudio Scajola a riproporre il bonus fiscale sulla benzina. Una misura che secondo il neo ministro «è costata molto» e «ha avuto uno scarso risultato sulle tasche dei cittadini».

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