Pesa anche la scarsa
fiducia nelle istituzioni che si traduce nella disaffezione
per i servizi pubblici. Questa secondo l'associazione
nazionale delle aziende del trasporto pubblico (Asstra) la
causa sociologica della diminuzione dei passeggeri dei bus
nelle grandi città. Così come l'alto numero di incidenti
che avvengono sulle strade urbane sarebbe frutto di un
minor senso della legalità che va diffondendosi fra gli
italiani.
Le ipotesi sono state presentate ieri a
Genova dal direttore scientifico dell'istituto di ricerca
Isfort, Carlo Carminucci, nel convegno dell'Asstra «Così è,
se vi pare». «La generale insofferenza verso il settore
pubblico si è riflettuta negativamente anche sulla
valutazione del trasporto collettivo, percepito come un
simbolo dei servizi istituzionali - ha spiegato Carminucci
-. Parallelamente, nel 2007, è cresciuta del 20% la paura
di utilizzare i mezzi pubblici: paura di subìre scippi o
violenze, che non si giustifica con un reale aumento dei
reati avvenuti sui mezzi, ma con la crescita generale del
senso di insicurezza». Un insieme di fattori che, nelle
città con oltre 250 mila abitanti, ha fatto sì che i mezzi
pubblici abbiano perso terreno a vantaggio delle due ruote:
la quota di spostamenti con mezzi collettivi è passata
infatti dal 29,3% del 2006 al 27,7% del 2007 (-1,6%) mentre
motocicli e ciclomotori sono passati dal 10,6% all'11,9%
(+1,3%). Il primato degli spostamenti (81%) rimane comunque
appannaggio dell'automobile.
Se gli italiani mostrano
di avere poca fiducia nel trasporto pubblico si rivelano
invece molto disinvolti quando si mettono alla guida in
città: nel 2006 il 76,5% degli incidenti è accaduto nei
centri abitati, con 2.494 morti (il 44%) e 242.042 feriti
(il 72,7%). Fra le cause c'è l'accresciuta percezione di
comportamenti scorretti come legali: dal 2006 al 2007 sono
aumentate le persone che credono che si possa correre
«purchè si abbiano ottimi riflessi» (dal 12% al 12,3%), o
«purché si disponga di un veicolo sicuro» (dal 13,6% al
15%).
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08/05/2008