Il
superconsulente Bruno Ermolli sta portando avanti,
lavorando con discrezione, il progetto promosso dal
presidente del Consiglio in pectore: «Ci sto lavorando
ancora, il presidente Silvio Berlusconi vuole che io vada
avanti a lavorarci». Poche parole, confermando la linea
della riservatezza: «Questa è la mia unica risposta -
risponde Ermolli ai cronisti che lo incalzano - perché sono
tenuto al segreto professionale».
La girandola di
manifestazioni di disponibilità, candidature,
indiscrezioni, è il segnale che potrebbe non essere
difficile, a questo punto, creare una quota di azionisti
italiani come nocciolo di un progetto per il futuro di
Alitalia.
Serve anche un partner forte che sia il
perno di un piano industriale. E serve una soluzione per
arrivare ad una due diligence: se non una nuova gara per la
privatizzazione almeno un nuovo mandato dell'azionista al
cda, per esempio, perchè i vertici della compagnia possano
tornare a sondare l'interesse di potenziali partner
disponibili ad acquisire la quota di controllo oggi in mano
al Tesoro, e aprire una data room ai candidati. La stessa
procedura che aveva portato alla trattativa in esclusiva
con Air France.
Indiscrezioni di stampa insistono su
contatti tra Lufthansa e Unicredit (che ieri ha smentito).
Ma l'attenzione è in queste ore tutta sul prossimo
insediamento del nuovo governo perchè il prossimo ministro
dell'Economia, come azionista, possa formalmente riaprire
il dossier privatizzazione e fare le prime mosse. Atmosfera
di attesa anche ai piani alti della compagnia, dove domani
torna a riunirsi il cda per fare il punto dopo aver
incassato il prestito da 300 milioni del governo, prestito
sul quale pende ancora il rischio di una bocciatura da
Bruxelles.
Intanto il progetto di cordata italiana
incassa l'attenzione delle fondazioni bancarie. «Se ci sono
progetti industriali le valutazioni che le fondazioni
potranno fare saranno basate su rischio e redditività
dell'investimento», dice Giuseppe Guzzetti, presidente di
Fondazione Cariplo e Acri, l'associazione di casse di
risparmio e fondazioni bancarie. Ma «chiedere oggi se
diremo si o no è prematuro, bisogna aspettare un progetto»,
chiarisce Guzzetti.
Il segretario generale della Cisl,
Raffaele Bonanni, guarda con interesse anche alla
«minaccia» di Silvio Berlusconi: vendere a Ferrovie. Idea
che «non è poi così balzana»: pensando a quando, tra pochi
anni, i treni ad alta velocità faranno concorrenza ai voli
nazionali, per Bonanni «una gestione comune è del tutto
auspicabile in un sistema moderno di efficienza dei
trasporti».
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07/05/2008