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Popolari, troppi rischi dalla globalizzazione

Così Alfredo Recanatesi apre il saggio pubblicato sulla rivista «Credito popolare», quadrimestrale dell'Associazione nazionale fra le banche popolari sottolineando che le istanze della riforma delle popolari sono figlie proprio della cultura liberista, che vede pressocché una sola forma giuridica valida: quella delle società di capitali.
Recanatesi ricorda poi che la «pressione per rimuovere i limiti alla contendibilità insiti nella forma cooperativa, derivava essenzialmente dall'intento di aprire il settore delle popolari alla espansione delle grandi banche italiane e straniere». Però sopraggiunta la crisi dei mutui e Recanatesi non nega i meriti che inizialmente ha acquisito la finanziarizzazione; evidenzia però come «il dominio di un «pensiero unico» determini soluzioni anch'esse uniche alle esigenze poste ad ogni attività economica». La conclusione è che anche nel mondo che stiamo vivendo «una omologazione di tutte le aziende bancarie ad una unica missione imprenditoriale, a una unica struttura di governance, a una unica cultura della competizione e del profitto, non solo non è opportuna, ma è addirittura rischiosa».

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