Così Alfredo Recanatesi apre il
saggio pubblicato sulla rivista «Credito popolare»,
quadrimestrale dell'Associazione nazionale fra le banche
popolari sottolineando che le istanze della riforma delle
popolari sono figlie proprio della cultura liberista, che
vede pressocché una sola forma giuridica valida: quella
delle società di capitali.
Recanatesi ricorda poi che
la «pressione per rimuovere i limiti alla contendibilità
insiti nella forma cooperativa, derivava essenzialmente
dall'intento di aprire il settore delle popolari alla
espansione delle grandi banche italiane e straniere». Però
sopraggiunta la crisi dei mutui e Recanatesi non nega i
meriti che inizialmente ha acquisito la finanziarizzazione;
evidenzia però come «il dominio di un «pensiero unico»
determini soluzioni anch'esse uniche alle esigenze poste ad
ogni attività economica». La conclusione è che anche nel
mondo che stiamo vivendo «una omologazione di tutte le
aziende bancarie ad una unica missione imprenditoriale, a
una unica struttura di governance, a una unica cultura
della competizione e del profitto, non solo non è
opportuna, ma è addirittura rischiosa».
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01/05/2008