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«Crescono le adesioni ai fondi integrativi

Ora servono meno tasse sui rendimenti»

«Un aumento di iscritti del 63%» aggiunge Scimìa che ha di recente pubblicato un libro sulla materia intitolato «La previdenza complementare in Italia»
Le pensioni private hanno conquistato i dipendenti oppure no?
I dati sulle adesioni confermano che la campagna informativa, a cui anche la Covip ha contributo, è riuscita a incidere sulle scelte. I lavoratori che hanno detto sì ai fondi negoziali sono passati da 1,22 milioni al 31 dicembre 2006 a 2,5 milioni il 31 dicembre 2007. Stiamo parlando di un aumento del 63% in poco più di un anno.
Un successo allora?
Parziale. A questi dati infatti non ha coinciso la conquista della fetta di trattamento di fine rapporto che la previdenza complementare contava di prendere. Su una somma di circa 18 miliardi di euro all'anno (questo il montante del Tfr maturato ogni anno in Italia ndr) i fondi complementari hanno ottenuto solo quattro miliardi.
L'obiettivo era di sei miliardi. E corrispondeva alla divisione equa di 1/3 alle imprese sotto i 49 dipendenti, 1/3 alla tesoreria dello Stato e 1/3 ai fondi pensione.
Mancano 2 miliardi all'appello. Qual è il motivo?
Sono diversi. Il primo è la pressione fiscale sui rendimenti ottenuti dai fondi che è ancora troppo alta. E dunque dissuade coloro che ci mettono i soldi. Le tasse dovrebbero calare dall'attuale 11% almeno al 6%; in quasi tutti i paesi dell'Ue i rendimenti degli investimenti dei fondi pensione sono totalmente esenti dalla tassazione. Ancora a frenare il sistema è la scelta irreversibile dell'adesione.
Che significa?
Solo in Italia, a differenza di altri sistemi, se il lavoratore decide di conferire il Tfr a un fondo negoziale non può più tornare indietro sui suoi passi. È un meccanismo che va cambiato; lo stesso Presidente Amato lo ha espressamente proposto. E il nuovo governo in questo senso può mettere in pista le opportune correzioni legislative.
Che rendimenti hanno dato i fondi finora?
Nei primi tre mesi del 2008 le flessioni dei rendimenti degli investimenti azionari sono state considerevoli. Bisogna aspettare che si chiuda l'anno per capire meglio.
Hanno pesato la crisi dei mutui e i subprime?
Molto meno di quanto è accaduto in altri paesi. Negli Usa A molti fondi pensione hanno in portafoglio obbligazioni strutturate. Una bomba a orologeria che non è ancora scoppiata. La Covip, a luglio e a ottobre dello scorso anno, ha svolto indagini mirate dalle quali è emerso che non c'è alcun investimento a rischio nei bilanci.
Col senno di poi bene abbiamo fatto a chiedere una pausa di riflessione al Ministero dell'economia che aveva proposto di rivedere le norme sugli investimenti dei fondi pensione, risalenti al 1996, per ampliare la gamma dei settori consentiti, ivi compresi quelli più a rischio, come i derivati e gli hedge funds.

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