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Petrolio, il barile vede 120 dollari

Nuovi record che si potrebbero trasformare in un salasso stimato dai consumatori fino a 324 euro nell'intero 2008 per gli automobilisti italiani. È l'inarrestabile corsa del petrolio a preoccupare maggiormente la comunità internazionale.
«L'alto prezzo del petrolio potrebbe rappresentare un ulteriore pericolo di deterioramento delle prospettive di sviluppo dell'economia mondiale», recita il comunicato finale dei ministri dei paesi produttori e consumatori, riuniti a Roma per la tre giorni dell'International Energy Forum.
Ma neppure i timori degli esperti e gli impegni dell'Opec hanno contribuito a calmare il mercato. Il cartello «aumenterà la produzione di 5 milioni di barili al giorno al 2012, che diventeranno 9 milioni al 2020», ha spiegato Abdullah Al-Badri, segretario generale dell'organizzazione. Sono in molti a ritenere insufficienti tali aumenti, anche alla luce di numerose stime che vogliono un aumento della domanda di greggio del 50% al 2030.
L'Opec, dal canto suo, rimane comunque ancorata alla convinzione secondo la quale «non è» il Cartello a stabilire i prezzi, ma «si limita a garantire le forniture. I prezzi li fa il mercato».
Il primo risultato per gli automobilisti che fanno in media due pieni al mese si prospettano nel 2008 aumenti di 180 euro per la benzina e 324 euro per il gasolio. Le stime arrivano da Federconsumatori e Adusbef. A crescere non sono però solo i prezzi dei carburanti ma anche quelli dei prodotti alimentari. Con marcate differenze territoriali in tutta Italia. A spiegarlo è stato ieri l'Istat che in una ricerca in collaborazione con Unioncamere e Istituto Guglielmo Tagliacarne ha messo in evidenza che nelle città settentrionali, per riempire il carrello della spesa, bisogna spendere cifre ben più alte che nel resto d'Italia. La forbice spesso è «ampia» e si allarga sino a mettere a segno uno scarto che sfiora il 50%: a contrapporsi sono soprattutto Milano e Napoli. Sul banco degli imputati, in particolare i prodotti freschi, dalla carne alla frutta. I risultati dello studio assegnano la palma di città più care in Italia per gli alimentari a Milano e Bolzano, che fanno registrare livelli dei prezzi più elevati di oltre il 10% rispetto alla media nazionale (rispettivamente +13,3% e +11,2%). Al contrario, le due meno care sono Napoli e Bari, con prezzi più bassi rispettivamente del 12% e 9% rispetto alla media.

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