Anche ieri ha
così tenuto banco la crisi innescata dal tracollo del
credito subprime, che ha messo nei guai le banche e le
istituzioni finanziarie di tutto il mondo. Ha cominciato
Royal Bank of Scotland a destare sorpresa presso gli
addetti ai lavori, sulla scia di indiscrezioni relative a
un imminente aumento di capitale per cifre che
oscillerebbero fra i cinque ed i nove miliardi di sterline,
come conseguenza delle svalutazioni (già effettuate per
circa 2,6 miliardi) e dell'onere sostenuto per la lucrosa
acquisizione dell'olandese Abn Amro assieme a Fortis e
Santander, in tutto circa 72 miliardi di euro. Fino ad oggi
Rbs aveva sempre smentito la possibilità di un aumento di
capitale e adesso gli osservatori ritengono che la sua
mossa sarà seguita anche da altre banche.
Sempre
secondo queste indiscrezioni Rbs annuncerebbe l'aumento la
prossima settimana, in contemporanea alla formalizzazione
di un maxi-piano di salvataggio delle banche britanniche. A
quest'ultimo intervento starebbero lavorando il Governo e
la Bank of England e secondo il Wall Street Journal si
tratterebbe di garantire liquidità al sistema bancario per
circa 30,0 miliardi di sterline, cioè 60 miliardi di
dollari.
Il meccanismo sarebbe quello di aste in cui
le banche riceverebbero obbligazioni governative offrendo
come collaterale titoli ancorati al disastrato segmento
immobiliare. Sempre secondo il Wsj la durata di questi
prestiti sarebbe anche di un anno e più, assai maggiore
rispetto alle aste organizzate da Fed e Bce.
I mercati
finanziari britannici del resto sembrano attraversare una
situazione particolarmente difficile sul fronte della
liquidità, come testimoniato dal fatto che in occasione
dell'asta settimanale della banca centrale le richieste
sono state triple rispetto all'offerta.
In ogni caso,
alla luce di queste novità è calato ai minimi da due mesi
il costo per riproteggersi dal rischio di eventuali
insolvenze bancarie, misurato sulla base dell'andamento dei
derivati, i cosiddetti «credit default swaps». Su questo
scenario si è poi inserita appunto la trimestrale di
Citigroup, che nella sostanza ha perso 5,1 miliardi di
dollari (più delle attese).
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19/04/2008