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Filippo Caleri f.caleri@iltempo.it I lavoratori possono ...

La cosiddetta scala mobile insomma, cavallo di battaglia del sindacalismo degli anni 70 e 80 non piace ai supertecnici di Francoforte. Il rischio di aumentare la spirale inflattiva è superiore al temporaneo sollievo dei redditi degli italiani ormai ridotti ai minimi termini. Non solo. La Eurotower ha lanciato un secondo monito al prossimo governo di Roma. Attenzione all'impatto che la crescita al rallentatore avrà sul risanamento dei conti pubblici italiani, visto che non ci sono significativi tagli alla spesa e che il pareggio di bilancio slitta a dopo il 2010.
Insomma dopo l'ultimatum di Confindustria ai sindacati che potrebbe rimettere in discussione gli accordi del '93, il presidente Jean Claude Trichet punta il dito contro eventuali tentazioni di corrispondere aumenti a pioggia ai dipendenti. In netto contrasto, dunque, con diverse sigle sindacali che chiedono che i rinnovi salariali tengano più conto dell'inflazione reale. La Bce nel suo bollettino mensile «segue con particolare attenzione le trattative salariali» in Eurolandia e «nutre timori circa l'esistenza di forme di indicizzazione delle retribuzioni nominali ai prezzi al consumo, che comporterebbe il rischio di shock al rialzo sull'inflazione».
Una spirale inflazionistica salari-prezzi sarebbe «intollerabile» - ha rincarato la dose lo stesso Trichet. Ma dopo che l'Ocse ha certificato che gli stipendi degli italiani sono fra i più bassi dell'area, al di sotto non solo di Francia, Germania e Gran Bretagna, ma anche di paesi come Grecia e Spagna, l'appello della Bce alla responsabilità trova diversi detrattori.
Trichet ha bacchettato l'Italia anche sulla politica di bilancio. I progressi sono «significativi». Ma L'Italia non raggiungerà il pareggio di bilancio nel 2010.
Insomma rigore e ancora rigore. E l'economia non aiuta. Ieri le borse europee hanno perso in media il 2,5%. A Milano lo S&P/Mib ha lasciato sul terreno il 3% a 31.541 punti. A spaventare gli operatori è il caro petrolio e il supereuro. Proprio ieri su quest'ultimo punto è cominciata la prima giornata del vertice dei capi di Stato e di governo dell'Ue. Il tema lo ha dato Il presidente dell'Eurogruppo, il premier lussemburghese Jean-Claude Juncker, che non ha nascosto la sua irritazione: «La volatilità eccessiva dei tassi non ci piace affatto».

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