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Dimezzato l'aumento del Pil<br/>Confindustria: verso la crescita zero

Dimezzato l'aumento del Pil<br/>Confindustria: verso la crescita zero

Padoa-Schioppa e Damiano

E' quanto prevede la relazione unificata sull'economia e la finanza pubblica (ex Trimestrale di cassa) trasmessa al Parlamento. Per quest'anno le ultime previsioni erano di un Pil all'1,5%. Riviste a rialzo per le stime sul deficit/Pil per il 2008. La relazione previsionale e programmatica sull'economia e la finanza pubblica (ex Trimestrale di cassa) prevede per quest'anno un disavanzo al 2,4% del Pil, rispetto al 2,2% delle ultime stime. Nel 2009 l'indebitamento scende all'2,1%, nel 2010 all'1,7%, e nel 2011
all'1,4%. Le stime contenute nella Relazione unificata sull'economia e la finanza pubblica "sono improntate a notevole prudenza. Questo fa ritenere che le sorprese in corso d'anno possano essere prevalentamente positive e che i risultati possano essere migliori del previsto". Lo afferma il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa.

L'Italia è entrata nel tunnel della crescita zero, se non addirittura sotto zero, per il 2008. Con l'aggravante del peso della corsa delle quotazioni del greggio e della persistente debolezza del dollaro. Un pericoloso corto circuito, quello che emerge dall'analisi mensile del Centro studi di Confindustria. Che sottolinea come, sebbene la frenata colpisca tutti i paesi industriali, il trend sia particolarmente pesante per l'Italia. Secondo viale dell'Astronomia, ai livelli attuali il caro petrolio sottrae 0,6 punti alla dinamica del Pil, la rivalutazione del cambio ne toglie 0,2 (e altri 0,4 nel 2009). Se si considera che l'ultima trimestrale di cassa ha dimezzato le previsioni di crescita allo 0,6 per cento, il conto è presto fatto: scendere sotto lo zero non è più una sciagura lontana, ma un'eventualità concreta da prendere seriamente in considerazione.
Confindustria inoltre mette in rilievo che dal 2000 a oggi la mancata crescita del paese, calcolata rispetto agli altri paesi dell'area euro, è stata del 10,4 per cento con una media annua dell'1 per cento. Se avesse avuto una crescita in linea con la media comunitaria, l'Italia nel 2008 avrebbe un pil di 225 miliardi più elevato. Una fotografia a tinte fosche su cui arrivano anche le ombre della pressione fiscale. Questo dato, secondo il Csc, dopo aver sfiorato il record storico del 1997 al 43,7 per cento del pil, nel 2008 rimarrà stabile a quota 43,3 per cento. Sul fronte dei conti pubblici, la spesa corrente primaria nel 2008 si attesterà al 39,7 per cento del pil, in lieve aumento rispetto al 39,6 per cento. Il rallentamento - si legge nella nota di Confindustria - «ha cause comuni: perdita di potere d'acquisto per il rincaro delle materie prime (specie energetiche), perdita di competitività da rivalutazione del cambio, debolezza dell'economia Usa. L'Italia le patisce di più per i ritardi nelle riforme necessarie ad adeguarsi alle regole della moneta unica».

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