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Euro e petrolio super, le Borse scivolano

Quella di Milano, in particolare, ha lasciato sul campo l'1,2% del suo valore. Al quadro ormai da allarme si rosso si è aggiunto anche il doppio record delle quotazioni di euro e petrolio. La moneta europea è schizzata quasi a 1,53 dollari, mentre il greggio si è avvicinato ai 104 dollari al barile sulla scia dell'indebolimento del biglietto verde. Una situazione di tensione che si è percepita anche tra le istituzioni politico-monetarie internazionali che si sono scambiate messaggi preoccupati.
Il presidente della Bce, Jean Claude Trichet ha chiesto agli Usa di ribadire la politica del dollaro forte, mentre il numero uno del Fmi, Dominique Strauss-Kahn ha sostenuto che l'euro è sopravvalutato perché la Bce è «ultra-potente» e non viene bilanciata da alcuna controparte politica.
Intanto però a soffrire sono state le Borse che hanno subìto uno scivolone globale. È partita malissimo l'Asia, e soprattutto Tokio giù di oltre il 4%, che ha bruciato i pochi guadagni di febbraio, male l'Europa, che ha perso altri 104 miliardi di euro.
L'allarme recessione innescato dagli Stati Uniti ormai è generalizzato e anche chi aveva provato a rialzare i mercati, come il finanziere statunitense Warren Buffett, ci ha rimesso del suo.
Solo tre settimane fa l'ascoltato oracolo economico si era infatti offerto come garante per contratti considerati a rischio in mano a diversi colossi riassicurativi statunitensi, mentre ieri ha affermato che purtroppo non è così e che per il settore assicurativo «la festa è finita». Risultato: i titoli del comparto sono scesi immediatamente in tutta Europa.
A far temere il peggio si si è messo anche il petrolio che ha continuato la sua ascesa. Il Light crude a New York è salito al nuovo record storico di 103,75 dollari al barile, a un passo da quota 104 dollari. Record anche per l'oro sopra quota 990 dollari l'oncia, non lontano da quota mille dollari.
Come se non bastasse, l'inflazione di Eurolandia non accenna a diminuire, e a febbraio è rimasta stabile al 3,2%.
Tutti segnali che - insieme alle preoccupazioni per una recessione dell'economia statunitense - gettano ombre inquietanti sulle prospettive di crescita dell'economia europea, già riviste al ribasso per il 2008.

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