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Montezemolo stoppa

aumenti «elettorali» di salari e stipendi


Da Bruxelles dove ieri partecipava all'assemblea degli industriali francesi Montezemolo ha colto l'occasione per mandare un segnale chiaro a forze politiche e sindacati. Niente chiusure pregiudiziali, insomma.
La proposta del leader del Pd, Walter Veltroni, di un accordo sui redditi da raggiungere subito con parti sociali e opposizione è anzi vista di buon occhio ma con precisi paletti: perché il tutto non si trasformi nell'ennesimo «depauperamento di risorse pubbliche» alla vigilia dell'ennesima chiamata alle urne.
Una posizione difficile da sostenere se confrontata con lo studio della Ires-Cgil, l'istituto di ricerca del sindacato guidato da Guglielmo Epifani. E da cui risulta che gli stipendi reali dei lavoratori italiani hanno sostanzialmente mantenuto il potere d'acquisto dal '93 a oggi, ma senza crescere oltre l'inflazione effettiva.
Solo nel periodo 2002-2003 un lavoratore medio con uno stipendio intorno ai 25 mila euro, ha perso circa 1.210 euro complessivi a cui va aggiunta la mancata restituzione del fiscal drag che porta la perdita a 1.900 euro.
«Le retribuzioni di fatto, infatti, registrano una crescita media annua, per l'intere economia del 3,4%, a fronte di un'inflazione del 3,2%. Le retribuzioni contrattuali crescono in media solo del 2,7%».
Montezemolo non si è solo soffermato sul tema salariale ma ha lanciato l'allarme sugli effetti del supereuro: «L'attuale cambio sta erodendo in maniera preoccupante i margini di crescita e influisce negativamente sugli investimenti delle imprese. Le aziende molto spesso per mantenere quote di mercato sono costrette a vendere con margini vicini allo zero».

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