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Filippo Caleri f.caleri@iltempo.it Il rientro dal Cenone di ...

Gli incrementi, però, scatteranno solo per le concessionarie «virtuose», quelle cioè che hanno rispettato gli impegni su investimenti, manutenzioni e altri standard. Niente rincari invece, per le concessionarie inadempienti: in questi casi, gli automobilisti potrebbero trovare una bella sorpresa al casello, con pedaggi decurtati.
A uscire allo scoperto sui rincari è stato ieri il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro che ha annunciato di aver firmato in questi giorni il decreto interministeriale (di concerto con il ministero dell'Economia) che dà il via libera agli adeguamenti. Sulla cui entità però resta la suspence visto che Di Pietro non li ha resi noti.
«Ho rinnovato le tariffe autostradali per l'anno prossimo» ha annunciato ieri Di Pietro, aggiungendo che «sono state riconosciute le variazioni previste dai contratti, in alcuni casi sono stati riconosciuti aumenti per chi ha rispettato gli impegni e a fronte del rialzo inflattivo. In altri casi invece, a fronte di inefficienze, abbiamo provveduto a mettere in mora, come prevede il contratto, e abbiamo negato il rinnovo delle tariffe. Quindi - ha sottolineato - è stato possibile non fare degli aumenti automatici indifferenziati bensì delle tariffe di qualità prevedendo anche delle decurtazioni, laddove la qualità o la quantità degli investimenti non sono state rispettate».
A gennaio scorso il Nars, organo tecnico del Cipe, valutò in 3,8 miliardi di euro l'importo complessivo dei mancati o ritardati investimenti per il periodo 2000-2005. L'Anas diede così corso a mini-aumenti, di entità differente società per società: solo lo 0,67% (di cui 0,50% per i nuovi investimenti previsti del IV atto aggiuntivo) ad Autostrade per l'Italia. Mentre nessun aumento era stato invece riconosciuto, ad esempio alla Strada dei Parchi che collega Roma a L'Aquila e Pescara.
Contro i mini-adeguamenti scattarono i ricorsi dell'Aiscat, associazione delle concessionarie (la gran parte è in fase di rinnovo della convenzione con l'Anas), ritenendo inadeguati i rinnovi.

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