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Enel, operai contro i verdi


Pronta la replica degli addetti al cantiere, che già in precedenza si erano schierati contro il «partito del no». «Il 40% dell'energia mondiale è prodotta con il carbone: in Italia appena il 14% - affermano i tremila lavoratori della centrale Enel di Civitavecchia in un comunicato - I verdi e gli ecobugiardi che dicono no a tutto, lo sanno molto bene ma compiono atti gravemente irresponsabili, pericolosi e che violano le leggi per affermare le loro menzogne. In Italia non abbiamo il nucleare, non si vuole il carbone, si dice no ai rigassificatori, no alle grandi opere, no a tutto». Più di cento dipendenti Enel sono scesi in piazza: una contro-manifestazione con striscioni e slogan. «Contestare questa centrale, la più avanzata del mondo nel suo comparto - dicono i dipendenti Enel- significa far fare l'ennesimo passo indietro al nostro Paese. Lavoro, sviluppo investimenti: tutto in fondo al mare per colpa delle milizie di Pecoraro Scanio».
Secondo quanto afferma una nota di Greenpeace, «per fermare la protesta, Enel ha messo in pericolo la vita di un'attivista polacca, facendo muovere la gru mentre la ragazza si arrampicava». Il gruppo elettrico ha subito precisato che «non un uomo, ma il vento ha mosso la gru del cantiere Enel di Torrevaldaliga Nord». Quando le gru non lavorano infatti, prosegue la nota di Enel, «per disposizioni di legge devono essere tenute in folle: per ragioni di sicurezza il braccio delle gru deve potersi orientare liberamente e mettersi in parallelo al vento».

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