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Giovanni Lombardo g.lombardo@iltempo.it Il prezzo del ...

L'inflazione è in salita e il potere d'acquisto delle famiglie arranca. Non solo. L'euro forte penalizza le esportazioni delle imprese e la Bce, dopo il taglio dei tassi deciso dalla Banca centrale americana, si trova di fronte a un bivio: alzare il saggio di sconto per frenare le fiammate dei prezzi; oppure mantenerlo al 4% per evitare ulteriori apprezzamenti della moneta unica sul dollaro e per non frenare la crescita. Insomma il quadro è quantomai complesso. Ma di fronte a un simile scenario il mercato va avanti per la sua strada.
I prezzi dei carburanti, trainati dalle fiammate del barile di petrolio, continuano a salire. E corrono a un passo quattro volte più veloce dell'inflazione salendo sul banco dei principali imputati del carovita che a ottobre, secondo le prime stime, è salito al 2,1%. Nel giro degli ultimi 12 mesi un litro di benzina o gasolio ha messo a segno un aumento di oltre 10 centesimi di euro, passando da i circa 1,230 euro al litro di un anno fa alle attuali punte di 1,339 euro. Vale a dire un rincaro vicino al 9%, quattro volte più alto quindi dell'aumento del costo della vita. Con il risultato che per un pieno di un'auto di media cilindrata gli automobilisti italiani devono mettere in conto questi giorni oltre 5 euro in più rispetto al ponte dei morti del 2006. E il problema non riguarda solo la benzina ma anche il gasolio i cui rincari viaggiano allo stesso ritmo di quelli della verde con un litro di carburante a quota 1,239 euro rispetto agli 1,133 dell'inizio di novembre 2006.

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