L'inflazione
è in salita e il potere d'acquisto delle famiglie arranca.
Non solo. L'euro forte penalizza le esportazioni delle
imprese e la Bce, dopo il taglio dei tassi deciso dalla
Banca centrale americana, si trova di fronte a un bivio:
alzare il saggio di sconto per frenare le fiammate dei
prezzi; oppure mantenerlo al 4% per evitare ulteriori
apprezzamenti della moneta unica sul dollaro e per non
frenare la crescita. Insomma il quadro è quantomai
complesso. Ma di fronte a un simile scenario il mercato va
avanti per la sua strada.
I prezzi dei carburanti,
trainati dalle fiammate del barile di petrolio, continuano
a salire. E corrono a un passo quattro volte più veloce
dell'inflazione salendo sul banco dei principali imputati
del carovita che a ottobre, secondo le prime stime, è
salito al 2,1%. Nel giro degli ultimi 12 mesi un litro di
benzina o gasolio ha messo a segno un aumento di oltre 10
centesimi di euro, passando da i circa 1,230 euro al litro
di un anno fa alle attuali punte di 1,339 euro. Vale a dire
un rincaro vicino al 9%, quattro volte più alto quindi
dell'aumento del costo della vita. Con il risultato che per
un pieno di un'auto di media cilindrata gli automobilisti
italiani devono mettere in conto questi giorni oltre 5 euro
in più rispetto al ponte dei morti del 2006. E il problema
non riguarda solo la benzina ma anche il gasolio i cui
rincari viaggiano allo stesso ritmo di quelli della verde
con un litro di carburante a quota 1,239 euro rispetto agli
1,133 dell'inizio di novembre 2006.
02/11/2007