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Tps ama le tasse perchè non le paga

Torniamoal Padoa-Schioppa innamorato delle tasse. Lui le ama e le paga virilmente (come si diceva nella Gran Bretagna anni ’50) perché, appunto, a pagarle per lui ha sempre provveduto qualche altra istituzione. Una vita in
Banca d'Italia, poi alla Consob, poi alla Banca Centrale Europea. Ora l'incarico da ministro e la pensione, non leggera. Tutto, sempre e comunque, a sostituto d'imposta. E sempre, non va trascurato, datori di lavoro pubblici: lo Stato è, in definitiva, il pagatore. È facile, nelle condizioni di Padoa-Schioppa, amare le tasse. Ai suoi altissimi livelli di impiego e di retribuzione la trattativa è stata già fatta (neanche quella fatica ci si deve sobbarcare) per ottenere un pagamento netto molto elevato. Spesso sono meravigliosi automatismi a portare su lo stipendio. Ma anche quando occorra mettersi un po' a contrattare è noto, anche grazie a studi documentati, che il dipendente ragiona in termini di stipendio post-tasse: non sta a guardare al monte lordo della retribuzione. Ed è notissimo che il nostro ideale dipendente pubblico o grand commis o super manager dello Stato, quando deve chiudere un
accordo sulla propria remunerazione, trova come controparti persone che non scuciono di tasca loro. Capirete che non si tratta proprio di negoziatori instancabili. Quello che il ministro ha ottenuto come guadagni netti, insomma, era quello che voleva e che riteneva giusto, né un centesimo di più né uno di meno. Le tasse, verrebbe da dire, non gli facevano né caldo né freddo, essendo liberato all'origine anche di grandissima parte della fatica compilatoria e
godendo del rassicurante piacere dell'onestà, al riparo da accertamenti, studi di settore, visite della finanza, adempimenti strambi, coefficienti lunari. Va aggiunto, poi, come ricordavamo, che il suo datore di lavoro è sempre
stato di tipo pubblico o comunque finanziato dalle casse pubbliche oppure con proprie entrate dovute all'esclusiva, riconosciuta dalla legge, del diritto di battere moneta. Era ed è lo Stato a pagare i suoi lauti stipendi.
E, ovviamente, lo ha fatto grazie alle tasse o a meccanismi simili di prelievo dalle tasche dei cittadini: ad ogni fine mese, per molti anni, colui che sarebbe stato ministro ha avuto l'occasione per dire un grande grazie, sincero, alle tasse. Non ci stupiamo che ora dica di amarle.

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