Le associazioni dei consumatori stimano in media una stangata di 315 euro all'anno per chi ha sottoscritto un mutuo a tasso variabile o per chi ha in portafoglio prodotti finanziari. E se le piazze finanziarie europee hanno ripreso fiato in questi giorni, secondo Adusbef e Federconsumatori ciò non giustifica la prospettiva di un ulteriore rialzo dei tassi da parte della Banca centrale europea. Anzi, affermano il presidente di Federconsumatori, Rosario Trefiletti, e il presidente di Adusbef, Elio Lannutti, sarebbe opportuno che «il Governo si faccia interprete di queste esigenze e privilegi sviluppo e difesa dei redditi dei cittadini, chiedendo esplicitamente alla Bce non solo di non aumentare il tasso di sconto ma di ridurlo». Un primo segnale è arrivato ieri dal viceministro dell'Economia, Roberto Pinza: «La Bce non ha alcun motivo per alzare ulteriormente i tassi di riferimento di Eurolandia a settembre - ha dichiarato - il problema è di contesto e non mi pare che in questo momento ci sia alcuna ragione per aumentare i tassi perché non abbiamo fenomeni pericolosi di surriscaldamento dell'economia». La banca centrale americana dovrebbe a breve tagliare il costo del denaro per dare fiato alla crisi del credito e sostenere l'economia Usa. Il presidente dell'Eurotower, Jean Claude Trichet, non sembra invece intenzionato a tornare sui propri passi. La Bce teme un'infiammata dei prezzi nell'area euro e per questo motivo nelle scorse settimane ha lasciato intendere che a settembre potrebbe arrivare una nuova stretta al costo del denaro (oggi il tasso base è al 4%). Prima della crisi di Ferragosto delle Borse, il Consiglio direttivo della Bce ha avvertito che eserciterà una «forte vigilanza» per contenere i rischi a carico della stabilità dei prezzi. Il termine «vigilanza», nel gergo tecnico della Bce, viene interpretato dagli analisti come un segnale dell'orientamento a varare un aumento sui tassi di interesse a brevissimo termine, vale a dire nella riunione prevista per giovedì 6 settembre. Ma, secondo Adusbef e Federconsumatori, sarebbe una scelta scellerata. In una nota congiunta, le due associazioni dei consumatori sostengono «che le ricadute dirette ed indirette» della crisi delle Borse «provocheranno effetti molto negativi sul potere d'acquisto delle famiglie». Infatti ai problemi di liquidità delle imprese, alla caduta dei titoli azionari e dei fondi di investimento, alla diminuzione dei consumi, «che influiranno sicuramente sul Pil con una probabile frenata di circa lo 0,2%, si accompagnerà - proseguono - nel caso in cui non si intervenga sul tasso di sconto a livello europeo, un ulteriore aggravamento della situazione di 3 milioni e 200mila famiglie che hanno contratto mutui variabili, con un'ulteriore caduta del loro potere d'acquisto». Secondo le due associazioni dei consumatori, il minore Pil dello 0,2%, pari a 3,2 miliardi di euro, costerà 150 euro annui a famiglia. Inoltre prevedono perdite per chi è stato coinvolto in operazioni di vendita di prodotti azionari «per i più svariati interessi, legati a bisogni immediati e a paure di ulteriori perdite che avranno ricadute negative di circa 140 euro». A ciò si aggiungerebbe, qualora la Bce decidesse «pervicacemente e colpevolmente di aumentare il tasso di sconto di 25 punti come si lascia intendere - sottolineano le due associazioni- un'ulteriore perdita di 160 euro all'anno per 3 milioni e 200mila famiglie, con un'incidenza statisticamente rapportata al complessivo numero delle famiglie di ulteriori 25 euro». g.lombardo@iltempo.it