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di FILIPPO CALERI ANCHE questa volta la Borsa ha scontato l'effetto Draghi sul tema delle aggregazioni bancarie.

Così ieri la regina del listino è stata Banca Popolare di Milano guidata da Roberto Mazzotta, e che dopo aver fallito nell'integrazione con la Popolare Intra e la Bpi, è considerata come obbligata a un'operazione di crescita. Non solo. A tenere alto l'interesse nel campo delle banche popolari è l'accelerazione di un'operazione già conclusa quella cioè che ha visto coinvolte la Banca Popolare Italiana presieduta da Divo Gronchi e la Popolare Verona e Novara di Carlo Fratta Pasini. Ieri è stato infatti siglato il protocollo di intenti con le tappe per la definitiva integrazione, mentre il nuovo piano industriale sarà approvato entro la metà di dicembre. Le Popolari in Borsa. Il titolo della Bpm ieri ha strappato il 6,76% a 12,37 euro dopo una crescita del 3,5% nella seduta di martedì, portando così la crescita da inizio anno a oltre il 26%. Ma tutto il settore è stato brillante a partire dalla Bpi (+1,53 a 10,54 euro), dalla Bpvn (+1,19% a 21,33 euro), dalla Popolare di Spoleto (+3,05% a 12,24 euro), per arrivare alla Popolare Etruria (+1,07% a 16 euro), al Credito Valtellinese (+6,90% a 13,61 euro) e alla Bper (+1,14% a 18,71 euro). Bpm. A trainare le azioni Bpm è stato il giudizio di Merrill Lynch che ha giudicato con favore un'aggregazione fra la Bpm e la Bpu, impelagata in trattative, finora infruttuose, con la Banca Lombarda (+1,16% a 17,72 euro). Secondo gli analisti della banca d'affari dal punto di vista industriale l'integrazione Bpu-Bpm avrebbe valide ragioni e potrebbe produrre fino a 300 milioni di euro di sinergie e ricavi aggiuntivi. Tra i vanraggi ci sono anche la a ridotta sovrapposizione delle reti, la vicinanza geografica (Bergamo-Milano) e l'eguale dimensione delle due banche e la complementarietà delle attività centrali. Bpvn-Bpi. I due istituti,hanno siglato il protocollo di intenti programmando di riunirsi nuovamente entro metà dicembre per approvare il progetto di fusione e il piano industriale della nuova Superpopolare, che includerà forse anche una parte del gruppo Cattolica Assicurazioni con il quale fervono le trattative.

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