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Riforma delle pensioni

Il ministro Ferrero scavalca Damiano «Il taglio delle rendite non è previsto»

Soprattutto in tema di politica economica, quelli in cui le scelte le pagano le tasche dei cittadini. L'ultimo nodo è quello delle pensioni. Nei giorni scorsi il Nucleo di valutazione della spesa previdenziale, un organo tecnico istituito con la legge Dini, ha ipotizzato un taglio del 6-8% delle future rendite garantite a chi uscirà dal lavoro a partire dal 2013. Una scelta detttata dalla necessità di garantire la sostenibilità finanziaria del sistema. Un atto meramente tecnico e non politico, e soprattutto obbligato dalla riforma entrata in vigore nel 1995. La decisione finale sull'eventuale taglio spetta, in ogni caso alla politica. E, soprattutto, con la concertazione delle parti sociali. Esattamente quanto ribadito dal ministro del Lavoro, Cesare Damiano che ancor prima di ricevere il dossier del Nucleo si era subito affrettato a spiegare i sindacati che non ci sarebbe stato nessun colpo di mano sulla previdenza, o quantomeno che di ogni modifica si sarebbe discusso insieme. Ma qualcuno del suo stesso governo è andato anche oltre, semplificando la vita a Damiano. Il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, ha spiegato ieri che «nessun taglio delle pensioni è nel programma dell'Unione. Perciò il taglio non è e non potrà mai essere all'ordine del giorno del Governo». Stop alle polemiche. Nel frattempo la Confsal per bocca del segretario Marco Paolo Nigi si è detta favorevole alla cancellazione dello scalone previdenziale rendendolo graduale.

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