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di LAURA DELLA PASQUA Per l'Unione Industriali di Roma è stato un fulmine a ciel sereno.

La piccola industria aveva fatto una sorta di accordo a voce con Bellotti: avrebbe appoggiato un suo candidato per la presidenza (probabilmente Salmoiraghi) mentre alla vicepresidenza sarebbe salito Moccia. Una sorta di patto tacito a tre (Moccia-Bellotti-Gori, il presidente della piccola industria romana) siglato nel corso di una cena. Ma un paio di giorni fa Moccia, si è tirato indietro. «Era una candidatura più tattica, di principio. Ho capito che non c'erano i numeri» ci confida. Ma il ripensamento ha suscitato non poco imbarazzo da parte di Bellotti e mandato su tutte le furie gli imprenditori romani. È chiaro infatti che dopo questa defezione, l'Unione romana avrà difficoltà a mettere un suo rappresentante ai vertici confindustriali. Nella nuova squadra di Confindustria Roma e Lazio rischiano di essere tagliati fuori. Alcuni sostengono che ora Moccia voglia mettersi in pista per la presidenza dell'Unione Industriali di Roma che a primavera prossima dovrà sostituire Giancarlo Elia Valori. Moccia che quattro anni fa, alla fine del mandato di Giancarlo Abete puntò all'elezione si vide poi sbarrare la strada da Valori. Ora Moccia vorrebbe riprovarci. Ma la strada è irta di ostacoli.
E ora chi aspira

al dopo-Bellotti?



Tramontata la candidatura di Gennaro Moccia, in lizza per la successione a Bellotti per la presidenza della Piccola Industria di Confindustria ci sono Alessandro Salmoiraghi della Lombardia e Giuseppe Morandini del Friuli. Ma ufficiosamente c'è un'altra candidatura forte, quella del siciliano Fabio Cascio, attuale vicepresidente.
Merloni

tentato dal bis



«Quasi quasi ci provo a fare il bis». Vittorio Merloni vuole tentare di correre in proprio. La presidenza della Confindustria è allettante anche per chi, come Merloni, è già stato al vertice di Viale dell'Astronomia e un periodo per giunta in cui l'associazione degli industriali aveva un maggior potere d'influenza sul governo e sulla vita politica e sindacale. Il big degli elettrodomestici che finora è stato un fermo sostenitore della candidatura di Luca di Montezemolo, ultimamente si starebbe smarcando dal patron della Ferrari. Qualcuno a Viale dell'Astronomia gli avrebbe messo la pulce nell'orecchio. «Montezemolo rischia di dividere il mondo imprenditoriale e quindi occorre una personalità di peso in grado invece di ricomporre i contrasti» gli è stato detto. È il discorso è apparso così convincente che Merloni ora non fa mistero che sarebbe pronto a scendere in campo «per il bene» di Confindustria. A chi obietta sul fatto che è già stato presidente, lui risponde secco: Anche il grande Angelo Costa è stato presidente per due mandati.

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