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Il segretario dell'associazione Bortolussi: i dati dimostrano che commercianti e professionisti non sono i più abusivi

Tra gli autonomi, invece, la crescita è stata nello stesso periodo molto più contenuta: solo del 3,4%. È quanto emerge da una elaborazione fatta dall' Ufficio Studi della Cgia di Mestre su dati forniti dall'Istat.
Complessivamente - secondo l'Associazione degli Artigiani - l'esercito dei lavoratori in nero (espresso tecnicamente in unità di lavoro, cioè la somma delle posizioni lavorative a tempo pieno e delle posizioni lavorative a tempo parziale trasformate in unità a tempo pieno) è di oltre 3 milioni e mezzo di unità. Oltre 2 milioni e 949 mila lavoratori si trovano tra i dipendenti e 579 mila tra gli autonomi (cifre riferite al 2000).
«È interessante notare - commenta il segretario della CGIA di Mestre Giuseppe Bortolussi - come il risultato di questa analisi ci consenta di fare giustizia su un'accusa spesso rivolta al mondo del lavoro autonomo. Ovvero, che gli artigiani, i commercianti e i liberi professionisti sono sempre stati delle categorie professionali foriere di abusivi e lavoratori in nero».
L'analisi della Cgia, inoltre, consente di verificare la situazione per entrambe le categorie (lavoratori dipendenti e indipendenti) dei settori come l'agricoltura, l'industria in senso stretto, le costruzioni, il commercio, l'intermediazione finanziaria e le altre attività di servizi nel periodo 1992/1999. Per quanto concerne il mondo dei dipendenti il maggior incremento si è avuto nella intermediazione finanziaria e nelle attività immobiliari (28,2%), seguita dalle altre attività dei servizi (18,26%). Rispetto al dato medio nazionale, cresciuto del 13,1%, nell'agricoltura e la pesca il calo è stato del 10,85% mentre nell'industria la diminuzione è stata quasi del 3%.
Prendendo in esame il parametro relativo all'incidenza degli irregolari sul totale dei lavoratori in regola assieme a quelli in nero (riferito al 1999), oltre il 60% viene riscontrato nell'agricoltura mentre per tutti gli altri settori la percentuale non supera il 26,5% (dato riferito al commercio, riparazioni, alberghi). Tra gli indipendenti, invece, sempre nel periodo 1992-1999 a fronte di una crescita del dato medio nazionale del 2% sia per l'intermediazione finanziaria sia per altri tipi di servizi (come la sanità, l'istruzione, i servizi domestici, quelli sociali e personali) la crescita ha superato il 16%. Molto marcata, invece, la diminuzione percentuale segnata dall'agricoltura (26,44%) e anche dall'industria (quasi del 10%).
Sempre dall'analisi dell'Ufficio Studi della Cgia di Mestre l'incidenza dei non regolari sul totale degli indipendenti vede maggiormente investite le attività dei servizi (20,2%) dove è molto forte il contributo dato dal settore dei servizi domestici presso le famiglie.

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