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Buoni pasto, scatta lo sciopero

I commercianti protestano contro gli aumenti delle commissioni

I 65mila bar e ristoranti aderenti in tutta Italia alla Fipe, infatti, hanno proclamato il «No ticket day», per protestare contro l'esito della seconda gara Consip per i buoni pasto dei dipendenti della pubblica amministrazione, che, secondo la federazione, utilizzando il solo criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, ha assegnato i cinque distinti lotti territoriali in cui è divisa l'Italia alle quattro aziende che hanno promesso allo Stato uno sconto di oltre il 16%. Il che, in parole povere, vuol dire che lo Stato pagherà i ticket meno di quanto valgano effettivamente, ma anche che le società che emettono i buoni, per rifarsi del ribasso, si troveranno costrette ad aumentare le commissioni di ristoranti e bar fino all'8-9%. Un incremento che per i commercianti è insostenibile.
Che l'iniziativa di mercoledì sia un'azione clamorosa lo dice tra l'altro il fatto che, oltre ai piccoli e medi esercenti, alla serrata parteciperanno anche grandi gruppi come Break, Autogrill, Flunch, Chef Express e Camst. E, in occasione del No ticket day, la Fipe organizza, all'Abi, una tavola rotonda sul problema degli appalti per la ristorazione collettiva in cui il presidente della Confcommercio, Sergio Billè, presenterà le proposte ufficiali dei commercianti in materia. Ma intanto il direttore generale della Fipe, Edi Sommariva, sottolinea la necessità di una prima legge che regolamenti finalmente il settore, e di misure urgenti che tamponino la situazione.
Le «misure urgenti» invocate da Sommariva, dovranno essere dirette, spiega il direttore generale della Fipe, innanzitutto a informare di quanto è accaduto l'opinione pubblica, cioè lavoratori e sindacati. Poi a verificare, nelle more del ricorso al Tar del Lazio, se la gara Consip possa essere assorbita dal mercato, anche perchè una clausola impone ai vincitori di esibire entro due mesi dall'aggiudicazione almeno 25mila esercizi convenzionati. E, in terzo luogo, a introdurre la cosidetta eccezione alimentare, per impedire che gli appalti pubblici che riguardano la ristorazione possano essere aggiudicati esclusivamente con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa.
Gli esercenti, dal canto loro, hanno davanti tre strade per far fronte al probabile raddoppio delle commissioni, spiega Sommariva. O rifiutano di sottoscrivere le nuove convenzioni, con una perdita media del 16-18% del loro giro d'affari, o ridisegnano i costi aziendali, intervenendo su materie, processi di produzione e costo del lavoro, dunque sulla qualità del servizio, o fanno slittare sui prezzi i maggiori costi, con un rischio reale di un aggravio dell'inflazione generale pari allo 0,2-0,3%.
La convenzione Consip è stato il più grande appalto della storia dei buoni pasto, un business di 635 milioni di euro in due anni, che, decurtati dello sconto praticato allo Stato dalle società che emettono i ticket, si riduce però a 532 milioni di euro.

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