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Tremonti bis, Sud all'attacco

Per Confindustria e sindacati è «una beffa. Penalizza le imprese»

Grazie alla Tremonti bis le imprese possono scontarsi alle tasse il 50% degli investimenti in beni strumentali, che risultano in eccedenza dagli investimenti medi fatti negli ultimi cinque anni (prima del luglio 2001, quando è entrata in vigore la legge), con esclusione dal calcolo della media il periodo in cui l'investimento è stato maggiore. L'elenco per il Nord comprende 1.600 Comuni.
«Non c'è una vera consapevolezza che il meridione è una risorsa per il Paese - commenta Raffaele Bonanni, della Cisl - siamo continuamente di fronte alle beffe perchè, in nome del meridione, si sono varati strumenti di agevolazione, come appunto la Tremonti bis, che invece avvantaggiano ben altre realtà». Quanto ai Comuni che figurano nell'elenco dei disastrati, a parte le grandi città industriali come Milano, Torino e Genova, Bonanni ironizza anche per alcuni Comuni più piccoli: «Se per il Nord c'è Santa Margherita Ligure, di certo tra quelli del Sud non figurava Capri».
Per il segretario confederale della Uil, Paolo Pirani «le risorse vanno da una sola parte; non si riesce ad impostare una politica di effettivo vantaggio verso il Mezzogiorno». È una «beffa scandalosa» tuona Tommaso Iavarone presidente di Confindustria Campania e dell'Unione degli industriali di Napoli, che annuncia di voler esaminare con i colleghi del centro-sud «le azioni da adottare contro le decisioni governative». Iavarone poi spera che il Commissario Ue alla Concorrenza, Mario Monti intervenga per dichiarare illegittimo un provvedimento che, «di fatto, instaura una distorsione nelle condizioni competitive».

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