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La Bce dà una mano a chi vuole un prestito

Meno cari i mutui e i finanziamenti per le vacanze. Duisenberg: i consumi riprenderanno

Da oggi il denaro costa meno. La Banca Centrale Europea ha tagliato il tasso di sconto di 50 punti portandolo al 2%. Una scelta inevitabile e secondo gli analisti tardiva ma che ora dovrebbe dare una boccata d'ossigeno all'economia e aiutare le esportazioni messe alle corde dall'euro forte.
La sforbiciata è consistente. «È già un buon passo» ha detto il presidente del Consiglio Berlusconi nel corso di una dichiarazione congiunta con il primo ministro francese, Jean Pierre Raffarin.
Per gli italiani sarà come tornare indietro di 55 anni. I tassi infatti sono quelli del lontano 1948, dei tempi del piano Marshall, di quando l'Italia usciva stremata dalla guerra. Allora c'era da ricostruire un Paese, ora da far ripartire l'economia. L'altra faccia della medaglia del taglio dei tassi è che i rendimenti dei titoli di Stato scenderanno ancora. Giù anche gli interessi, già di poco superiori allo zero, pagati dalle banche sui conti correnti.
Il presidente della Bce Duisenberg, in risposta a chi lo ha accusato di eccessiva prudenza, ha replicato che un mese fa non c'erano ancora tutte le condizioni per ipotizzare un'inflazione stabile sotto il 2%. Ma ora dopo che a maggio il carovita è sceso all'1,9% si può stare più tranquilli. Ma il banchiere ha messo anche in chiaro che non si può delegare solo alla politica monetaria la crescita dell'economia. Tocca ai governi fare la loro parte, attuando «una riforma coraggiosa della struttura e del livello della spesa pubblica» e «rispettando il Patto di Stabilità». Ci sono invece problemi evidenti sul versante della crescita economica: la Bce ha ridotto le prospettive di sviluppo sia per il 2003 che per il 2004.
Duisenberg ha escluso il pericolo di deflazione. Gli ultimi dati economici hanno indotto invece Duisenberg a parlare di una crescita «fiacca» nel 2003, e di una ripresa «moderata» nel 2004. Nel prossimo bollettino mensile di sicuro le stime saranno ridimensionate per fotografare l'andamento economico in modo più realistico. Nel pomeriggio, anche dagli Usa sono arrivate conferme sullo stato non brillante dell'economia: in attesa del tasso di disoccupazione e dei nuovi occupati di maggio, che saranno diffusi oggi, i sussidi settimanali di disoccupazione sono saliti a 442mila (400mila è lo spartiacque tra la contrazione e l'espansione del mercato del lavoro). E gli ordini all'industria sono scesi ad aprile del 2,9%, maggior flessione dal novembre 2001.
E sono proprio questi dati negativi dell'economia americana che continuano ad alimentare la corsa dell'euro. Ieri la moneta unica sembra aver ignorato il taglio dei tassi ed è salita oltre 1,18 dollari arrivando a ridosso dei massimi storici (1,1933). Proprio la gravità della crisi occupazionale degli Usa pesa come una macigno sulle possibilità di una ripresa in quanto incide negativamente sui consumi. E questo non può non condizionare l'andamento dell'euro. Tant'è che Duisenberg non ha escluso la possibilità di allentare ancora il costo del denaro. Un'altro taglio dei tassi, qualora l'economia dovesse richiederlo, non è del tutto irrealistica. Per gli analisti è probabile che entro la fine dell'estate ci possa essere un altro taglio.

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