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TRENTA progetti per un investimento complessivo di 130 milioni di euro sono già pronti ad essere realizzati in Palestina.

È il viceministro alle Attività Produttive con delega al Commercio Estero, Adolfo Urso che sta seguendo più direttamente il piano. Uno dei progetti prevede in particolare la realizzazione di un distretto industriale italo-palestinese chiamato distretto della pace. Subito dopo la presentazione al G8 di Genova, Urso e il ministro Marzano hanno incaricato la marchant bank pubblica Simest di occuparsi di un business matching in grado di preparare il terreno alla creazione di joint venture italo-palestinesi e italo-palestinesi-israeliane. Successivamente, nel dicembre scorso, si sono realizzati i primi incontri tra imprenditori italiani e palestinesi per dare l'avvio ai progetti. «Abbiamo scommesso un anno e mezzo fa sull'economia palestinese, sulla realizzazione e la conclusione di un processo di pace - racconta il vice ministro - e soprattutto sul fatto che le imprese italiane avrebbero creduto alla sfida in Palestina. Il successo fin qui registrato conferma lo spirito pioneristico delle piccole e medie imprese italiane». «La Palestina - sottolinea Urso - è una piattaforma produttiva del mondo arabo, ha sottoscritto accordi favorevoli per l'export con il resto del mondo arabo e rientra nell'area di libero scambio euromediterranea che nascerà nel 2010». I progetti pronti a partire riguardano un po' tutti i settori - dall'informatica al marmo, dall'olio ai pomodori, dalla farmaceutica all'editoria - e creeranno 2.000 nuovi posti di lavoro, con un impatto sull'indotto stimato in altri 4.000-5.000 addetti. «Gli investimenti - spiega il direttore di Simest, Massimo D'Aiuto - partiranno il giorno dopo che il processo di pace avrà scongiurato la guerra. Se ci fosse una maggiore stabilità politica, alcuni progetti, che riguardano in buona parte investitori del Mezzogiorno d'Italia, sarebbero pronti a partire e le nostre imprese potrebbero installarsi nell'area in 7-8 mesi». Fra i nomi delle aziende che parteciperanno al progetto di sbarco in Palestina figurano Sant'Angelica ed Artsana. «È una grande opportunità sia per noi che per gli italiani - sottolinea Nidal Sukhtian, imprenditore palestinese presidente della Piedco - Nonostante la situazione drammatica del nostro Paese, gli investimenti privati sono redditizi. L'economia pubblica invece è completamente distrutta. In caso di pace le attività in Palestina sarebbero ancora più prospere». Le imprese italiane, soprattutto quelle produttrici di macchinari, sembrano infatti poter giocare un ruolo importante in Palestina, dove il 75% dei macchinari dell'industria manifatturiera è Made in Italy.

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