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Lavoro all'estero, il riscatto

Alcuni Paesi sono legati all'Italia da una speciale convenzione


Il riscatto può essere chiesto dagli interessati che, al momento della presentazione della domanda, risultano cittadini italiani (anche se durante l'attività lavorativa avevano la cittadinanza all'estero) e dai familiari superstiti del lavoratore, che alla data della morte fosse cittadino italiano. Si può parlare di riscatto anche quando i periodi sono stati assicurati secondo la legislazione locale e persino quando hanno dato luogo alla liquidazione di una pensione ad esclusivo carico dello stato estero. Sono riscattabili tutti i periodi di lavoro dipendente svolto all'estero, a condizione che non risultino già coperti da contribuzione in Italia.
Paesi in convenzione
Con alcuni Paesi che sono legati all'Italia da convenzione in materia di assicurazioni sociali, Paesi che appartengono all'Unione europea o appartenenti allo Spazio Economico Europeo non è possibile chiedere il riscatto perché sono automaticamente riconosciuti nel calcolo della pensione italiana in base al principio della "totalizzazione".
Unione europea: Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Austria, Finlandia e Svezia. Dal 1° giugno 2002, a seguito dell'entrata in vigore dell'accordo sulla libera circolazione delle persone tra l'Unione Europea e la Confederazione svizzera, le precedenti convenzioni tra Italia e Svizzera sono sostituite dai Regolamenti comunitari e viene perciò applicato il principio della totalizzazione dei periodi.
Spazio economico europeo: Islanda, Liechtenstein, Norvegia.
In convenzione con l'Italia: Argentina, Australia, Brasile, Canada, Capo Verde, Jersey e isole del Canale, Isola di Man, Croazia, Slovenia, Bosnia Erzegovina, Macedonia, Repubblica Federale di Jugoslavia, Principato di Monaco, Stati Uniti d'America, Repubblica di San Marino, Svizzera, Tunisia, Turchia, Uruguay, Venezuela.
Nel caso in cui ci siano dei periodi scoperti di assicurazione e contribuzione, è possibile chiedere il riscatto.
La domanda
Può essere presentata domanda all'INPS in qualsiasi momento, utilizzando gli appositi moduli, ai quali allegare il certificato di cittadinanza italiana che può essere sostituito da una dichiarazione di responsabilità.
Se il lavoratore risiede all'estero può inviare la domanda di riscatto alla Sede INPS presso la quale ha già una posizione assicurativa. Se non ha una posizione assicurativa presso l'INPS, può inoltrare domanda ad una qualunque Sede dell'INPS.
Alla domanda devono essere allegati:
· tutti i documenti originali o autenticati di "data certa", idonei a provare l'esistenza del rapporto di lavoro da riscattare (possibilmente la durata di tale rapporto) e l'importo della retribuzione percepita (lettere di assunzione o di licenziamento, buste paga dell'epoca, libretti di lavoro, ecc.). Sono valide anche le dichiarazioni delle autorità consolari italiane o delle pubbliche amministrazioni straniere che controllano l'immigrazione. Per provare la durata del rapporto di lavoro sono ammesse anche le prove testimoniali o di lavoro.
· Le dichiarazioni dei datori di lavoro, anche se rese "ora per allora", purché convalidate dall'autorità consolare italiana e accompagnate da documenti di data certa attestanti le date di espatrio e rimpatrio del lavoratore.
Tutti i documenti allegati alla domanda di riscatto, se redatti in lingua straniera, devono essere accompagnati dalla relativa traduzione in italiano.

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