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Condono, riapertura più onerosa Sarà costoso aderire. I commercialisti chiedono una finestra in autunno

La riapertura dei termini della sanatoria non sarà discussa nel consiglio dei ministri di oggi ma è molto probabile che il decreto venga presentato da Tremonti la prossima settimana in coincidenza con la scadenza del precedente provvedimento (il 7 giugno) che fissava il termine delle sanatorie al 16 maggio.
Il sottosegretario al Tesoro Magri ieri ha confermato che il gettito del condono ha superato anche le più rosee previsioni. Dagli 8 miliardi di euro stimati inizialmente si parla ora di entrate pari a circa 12 miliardi. Alla luce di questi risultati l'ipotesi di una riapertura dei termini è data per certa anche perchè, a fronte di una congiuntura economica molto debole, il governo ha quanto mai bisogno di trovare fonti di gettito sicure per abbattere il debito pubblico.
Non è escluso che il nuovo decreto possa contenere alcune novità. Ieri Magri ha prospettato l'eventualità che nel provvedimento venga inserita una mora, ovvero una specie di multa «più importante del previsto» a carico dei contribuenti che vogliono mettersi in regola con il fisco, sul tipo di quanto avviene per le dichiarazioni dei redditi presentate in ritardo.
I commercialisti intanto fanno pressing non solo per una riapertura dei termini ma anche per riproporre l'operazione in autunno. La categoria fa notare che una decisione presa tra il 6 e il 7 giugno, per una riapertura limitata al 20 giugno in coincidenza con il concordato e le altre scadenze annuali, consentirebbe di regolarizzare le ultime posizioni che sarebbero almeno un 20%.
Ma per i commercialisti non bisogna fermarsi qui. Il presidente della categoria Antonio Tanborrino suggerisce di aprire una finestra dopo la pausa estiva ampliando lo spettro della sanatoria. Quindi la richiesta è di una riapertura di termini «immediata e fino al 20 giugno e successivamente la rivisitazione dell'attuale condono allargandolo ad altre casistiche da valutare».
Quanto all'ipotesi di un aggravio per i contribuenti che vogliono aderire, Tamborrino si dice favorevole ad una percentuale tra lo 0,3% e lo 0,5%. E una percentuale simile viene fornita anche dai Ragionieri. Paolo Moretti, responsabile per la fiscalità del Consiglio dei Ragionieri Commercialisti, ritiene infatti normale che ci sia un leggero aggravio di spesa per chi vorrà aderire. «È un fatto di equità - spiega - ma dovrebbe essere massimo dello 0,2-0,4% come succede con dichiarazioni».

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