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La corsa dell'euro non si ferma Industriali preoccupati per la perdita di competitività

E tra analisti e Governi, imprese e Bce scatta la gara per ipotizzare i prossimi traguardi. In scenari che oscillano tra la catastrofe preconizzata dal mondo delle imprese e l'ottimismo ostentato almeno pubblicamente dalle principali istituzioni politiche ed economiche del vecchio Continente.
Ieri la corsa dell'euro è scattata di buon ora e intorno alle 11, dopo un paio di record intermedi, l'euro ha riconquistato quota 1,18 sul dollaro. Un livello intorno al quale ha oscillato per tutto il giorno chiudendo le contrattazioni sui mercati europei intorno a 1,1785. A un soffio comunque dal livello di 1,1884 con cui l'euro si presentò sui mercati il 4 gennaio 1999. Ma ormai a detta di molti analisti non è questo il traguardo delle prossime settimane. La soglia psicologica da infrangere a questo punto è quella di 1,20. E a detta di molti proprio questa potrebbe essere la soglia di equilibrio intorno cui collocare nei prossimi mesi il valore dell'euro. Anche se c'è chi, come l'economista Giacomo Vaciago che preconizza l'euro a 1,40 sul dollaro entro un mese.
Le prospettive di crescita o comunque di tenuta degli attuali valore è data comunque per certa sui due lati dell'Oceano. Gli Stati Uniti, malgrado alcuni proclami ufficiali, hanno tutto l'interesse ad avere un dollaro debole, unica strada per rilanciare un export stagnante e dare carburante a una ripresa ormai avviata. Ieri, a dare ossigeno alla nuova cavalcata dell'euro è stata infatti una frase del segretario al Tesoro americano John Snow che ha definito «modesto» il calo del dollaro dando il via a nuove massicce operazioni di acquisto della valuta europea.
Specularmente la forza dell'euro rischia di far male a economie europee che da mesi galleggiano a un passo dalla recessione, senza peraltro che la Bce compensi i robusti cali di competitività con tagli altrettanto robusti ai tagli. Una situazione denunciata con sgomento dagli industriali di mezza Europa. In Italia anche ieri Confindustria ha ripetuto che «il recente apprezzamento dell'euro, 6,1% nell'ultimo mese, rischia di ridurre ulteriormente la ripresa attesa per fine anno». Ma a Bruxelles e a Francoforte non sembrano, almeno a livello ufficiale, percepire allarmi. Anche ieri il portavoce del commissario agli affari monetari ha ripetuto «che un euro forte e stabile è nell'interesse dell'economia europea globale». Le Borse non sembrano però pensarla così. E ieri il nuovo sprint dell'euro è coinciso con una giornata grigia sui principali mercati.

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